Nel 2004 per coordinare gli interventi operativi di controllo dei confini dell’Unione Europea la Commissione europea costituì un’Agenzia sovranazionale denominata Frontex. Oggi di fronte al continuo fenomeno degli sbarchi clandestini, ed ancora di più, di fronte alle tragedie che avvengono nel Mediterraneo, ci si domanda quale sia il ruolo dell’Unione Europea e in particolare quali siano le evoluzioni del processo di armonizzazione del controllo delle frontiere posto in essere con la costituzione di Forntex.
Gli scopi dell’Agenzia Frontex
Negli anni, i differenti interessi degli stati membri dell’UE, la forte pressione migratoria, e lo spostamento ad EST dei confini dell’Unione, hanno creato i presupposti per l’istituzione di un’Agenzia sovranazionale che fornisse assistenza tecnica volta a rafforzare la cooperazione operativa nel controllo delle frontiere dell’Unione.
Dalle intenzioni della Commissione Europea è nata l’Agenzia sovranazionale Frontex.
Frontex non si sostituisce agli stati ma, come viene indicato nelle premesse del regolamento costitutivo, si occupa di come “Il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne ricadono sotto la responsabilità degli stati membri.” Gli Stati non delegano il controllo, piuttosto si affidano all’Agenzia perchè armonizzi e semplifichi “l’applicazione delle misure comunitarie presenti e future in materia di gestione delle frontiere esterne, garantendo il coordinamento delle azioni intraprese dagli stati membri nell’attuare tali misure”. Gli stati membri collaborano con Frontex per migliorare la cooperazione nella gestione delle frontiere esterne, poiché, come ci mostrano i recenti scontri tra Italia e Malta sul controllo dei confini marittimi, la cooperazione può avere dei risultati migliori se sviluppata a livello comunitario.
Risultati di Frontex
In base al rapporto redatto dalla Commissione Europea nel 2007, l’Agenzia tra il 2006 e il 2007 ha dato il via a 30 operazioni congiunte svolte tra più stati membri. In queste operazioni congiunte sono stati respinti o trattenuti alla frontiera circa 53.000 immigrati illegali. Questo dato va confrontato con le azioni di respingimento fatte dai singoli stati membri (nel 2007 sono stati respinti 163.903 immigrati irregolari). Se poi rapportiamo il dato alle stime dell’immigrazione irregolare presente nei paesi negli stati membri dell’UE è evidente che le azioni congiunte hanno prodotto ben poco in termini di risultati effettivi. La sola immigrazione irregolare in Italia è stimata intorno a 650.000 individui nel 2008. Nonostante ciò, il processo di armonizzazione del controllo dei confini ha fatto degli ulteriori passi in avanti, infatti, le 30 operazioni congiunte hanno consentito ‘lo scambio di migliori prassi e informazioni tra stati membri e l’incentivazione alla cooperazione quotidiana tra autorità nazionali di controllo delle frontiere.”.
Obiettivi di lungo periodo e resistenze degli stati.
L’obiettivo della Commissione Europea è quello di fare di Frontex il cardine su cui costruire un sistema europeo unico di sorveglianza delle frontiere. Le implicazioni di questa espansione farebbero con molta probabilità sfociare l’azione di Frontex nelle competenze territoriali proprie degli stati membri, e ciò fa pensare che le prospettive di una delega totale degli stati membri all’Agenzia sia ancora incerta.
In futuro è fondamentale che il ruolo dell’Agenzia venga ampliato, seguendo un approccio graduale e rafforzando progressivamente la sua capacità amministrativa, anche e soprattutto in relazione alle resistenze degli stati membri.
Gli obiettivi della Commissione, però, sono la semplificazione e l’efficienza dei sistemi di controllo delle frontiere. Ad esempio, è totalmente impossibile pensare ad una gestione integrata dei confini marittimi dell’UE se ad operare sono gli otto stati membri la cui sorveglianza di frontiera è affidata a circa 50 autorità appartenenti a 30 diverse istituzioni, spesso con competenze e sistemi paralleli.
Ciò fa presumere che l’azione della Commissione sarà quella di puntare verso la costituzione di un sistema uniforme della gestione delle frontiere.
Nel tentativo di forzare le resistenze degli stati membri, la Commissione ha emanato il regolamento RABIT, che costituisce delle squadre di intervento rapido alle frontiere. Nel regolamento è prevista la costituzione di un team sovranazionale, alle dipendenze di Frontex, formato da personale selezionato composto da 500-600 guardie di frontiera.
Uno stato che presenti ai confini una situazione critica nella gestione dei flussi migratori può richiedere all’Agenzia l’intervento delle squadre RABIT, che saranno formate da guardie di frontiera di altri stati membri.
Le squadre di frontiera possono, nei casi in cui vengono chiamate ad intervenire, svolgere compiti di controllo delle persone alle frontiere esterne e di sorveglianza di tali frontiere.
Nonostante in alcuni casi, come in Italia, ci siano state delle emergenze ai confini, mai nessuno stato membro ha chiesto l’intervento dei RABIT, e ciò fa riflettere sul fatto che, benchè sia uno strumento di contenimento dei flussi migratori accettato dagli stati membri, risulta evidentemente una possibile limitazione della sovranità dello stato membro richiedente.
Un altro punto importante su cui fino ad ora l’Agenzia ha fatto ben poco è quello della cooperazione con gli stati terzi. Frontex ha un mandato molto limitato, che non gli consente di poter intervenire con progetti diretti nei paesi terzi. Fino ad ora Frontex ha solamente concluso accordi di lavoro per istituire una cooperazione a livello tecnico con le autorità preposte al controllo delle frontiere in Svizzera, Croazia, Russia, Georgia e Moldavia. I paesi terzi hanno partecipato direttamente alle attività operative.
Si ritiene quindi che la cooperazione con i paesi terzi sia fondamentale per ottenere dei risultati contro l’immigrazione irregolare. E’ quindi imprescindibile che la Commissione e gli stati membri diano la possibilità all’Agenzia di partecipare alle missioni europee di controllo delle frontiere svolte nei paesi terzi.
Fonti: