Panorami dell'immigrazione contemporanea

La Libia e il dramma dei respingimenti

I respingimenti.

Fra il 5 e il 6 maggio scorso, 227 persone a bordo di 3 barconi sono state intercettate e soccorse in mare a sud di Lampedusa da motovedette italiane.

In seguito agli accordi stipulati con la Libia, i comandanti delle navi militari italiane hanno accolto a bordo tutti i migranti per poi riportarli immediatamente in Libia e consegnarli alle autorità locali. Nei mesi successivi sono state compiute, in più occasioni, analoghe operazioni, fino a rinviare oltre 1200 persone nel periodo compreso fra maggio ed agosto 2009. 

Il Ministro dell’Interno Italiano, Roberto Maroni, ha definito queste operazioni come un “risultato storico” mentre l”Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e altre organizzazioni internazionali hanno, invece, espresso in proposito forti preoccupazioni. L’UNHCR ha denunciato, in seguito ai colloqui avuti in Libia con alcuni degli immigrati respinti dalla Marina Militare italiana nel mese di luglio, che “…non risulta che le autorità italiane a bordo della nave abbiano cercato di stabilire la nazionalità delle persone coinvolte né tanto meno le motivazioni che le hanno spinte a fuggire dai propri paesi… Fra di loro vi sono 76 cittadini eritrei, di cui 9 donne e almeno 6 bambini.” Anche la Commissione Europea ha espresso delle perplessità circa queste azioni di respingimento, fintanto da chiedere all”Italia di fornire maggiori informazioni su tali operazioni e di avere delle garanzie circa il rispetto del principio di non respingimento nei confronti di persone in cerca di protezione.

La Rotta e gli accordi tra Italia e Libia

La Libia a differenza della maggior parte dei paesi del Nord-Africa non è un paese di emigrazione, ma piuttosto un paese di immigrazione e di transito per le persone in partenza per lo più dall’Africa sub-sahariana. I cittadini libici che vivono in Italia sono infatti poco più di 1500. La rotta libica comincia ad assumere un ruolo determinate dal 1998, data dell’entrata in vigore dell’accordo bilaterale Italia/Tunisia. Le azioni di contrasto delle rotte tunisine, la duttilità dei trafficanti e la politica di panafricanismo della Libia, hanno attratto in questi anni migliaia d’immigrati, che dopo aver compiuto un percorso lungo migliaia di chilometri, attraverso vari stati ed il deserto, attendono in Libia settimane, mesi ed in alcuni casi anni prima di riuscire ad imbarcarsi. 

Da oltre 10 anni i vari governi che si sono succeduti in Italia hanno tentato di consolidare la collaborazione con la Libia nel contrasto dei flussi migratori. A luglio 2003 ci fu, ad esempio, la firma fra le polizie italiane e libiche di una intesa operativa per definire le modalità pratiche della collaborazione bilaterale per la prevenzione del fenomeno dell”immigrazione clandestina via mare, con l”obiettivo di contrastare le organizzazioni criminali che sfruttano i migranti clandestini”.

In effetti fra il 2003 e il 2004 si registrò un calo degli sbarchi (con meno di 15.000 arrivi ogni anno), ma già nel 2005 si ritornò ai valori degli anni precedenti (oltre 20.000 sbarchi). 

Anche nel dicembre 2007 durante il governo Prodi, fu concluso, dall’allora Ministro dell’Interno Giuliano Amato, un accordo di collaborazione con la Libia, il cui protocollo di attuazione è stato firmato, dall’attuale Ministro dell’Interno Roberto Maroni, a Tripoli nel febbraio 2009. In seguito a questa intesa si è costituita un’unità di coordinamento italo-libica per il pattugliamento congiunto. Lo scopo principale è quello di rafforzare le capacità operative della Libia per interrompere la rotta dei migranti direttamente al confine meridionale libico o eventualmente al largo delle sue coste, affidando alle autorità di questo paese il compito di controllare i flussi di immigrazione irregolare verso l’Italia (con tutte le procedure concernenti ad esempio la detenzione e l’identificazione) e di procedere con il rinvio nei paesi di provenienza. 

Sempre a febbraio 2009 il Senato ha approvato anche il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista”, sottoscritto a Bengasi il 30 agosto 2008. L’entrata in vigore di questo trattato è stata salutata da molti parlamentari come il coronamento degli sforzi compiuti per trovare una soluzione soddisfacente ai contenziosi storici fra i due paesi (con riferimento al periodo della colonizzazione italiana) e per consolidare il nuovo asse mediterraneo nel contrasto dei flussi migratori verso l”Italia. Si prevede, fra l’altro, che l’Italia realizzi in Libia infrastrutture di base per un importo di 250 milioni di dollari all’anno per venti anni e si impegni a finanziare per il 50% un “sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche”, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie messe a disposizione dall’Italia.

Le persone respinte ed il problema della loro identificazione

Le principali critiche che sono state mosse al Governo Italiano da quando sono iniziate le operazioni di respingimento verso la Libia hanno riguardato sostanzialmente due aspetti: il fatto di respingere indiscriminatamente, senza compiere le consuete operazioni di identificazione, richiedenti asilo, migranti, donne incinte, minori e persone malate o ferite; il fatto di respingere queste persone verso la Libia, un paese che non ha sottoscritto la convenzione ONU sui rifugiati del 1951, non ha una procedura d’asilo e dove sono continuamente denunciate violenze e soprusi, perpetrati anche da parte di forza dell”ordine, contro i migranti. 

Per comprendere meglio ciò che sta succedendo nelle acque fra l’Italia e la Libia ci possiamo avvalere dei dati forniti da un osservatorio privilegiato. 

Dal 2006 è attivo a Lampedusa (dove avviene circa l”80% degli sbarchi) il progetto PRAESIDIUM, finanziato dal Ministero dell’Interno e dall’Unione Europea, che prevede la presenza sull’isola di operatori di UNHCR, Croce Rossa, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e, dal 2008, Save online casino nederland the Children. Queste organizzazioni collaborano nella gestione dei flussi migratori in arrivo, offrendo attività di accoglienza e di supporto informativo-legale. Attualmente nessuna organizzazione è, invece, presente sulle navi che compiono i respingimenti. 

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno sono sbarcate a Lampedusa nel 2008 oltre 30mila persone, con un aumento di oltre 150% rispetto al 2007. Nel 2008, secondo i dati forniti dall”OIM, le nazionalità maggiormente presenti negli sbarchi a Lampedusa sono state quella nigeriana (con 5339 persone), somala (3959), tunisina (3745) ed eritrea (3240). 

Stando ai dati della Commissione nazionale per il diritto d’asilo (Ministero dell’Interno), circa il 75% di coloro che sono arrivati via mare nel 2008 ha presentato domanda di protezione. Spesso si tratta, infatti, di persone giunte da paesi dove sono documentate gravi violazioni dei diritti umani o situazioni di guerra civile. Il rapporto annuale 2009 di Amnesty International descrive, ad esempio, in questo modo la situazione in Somalia “… Altre migliaia di civili sono rimasti uccisi, portando il totale delle vittime civili a causa del conflitto armato a oltre 16.000 dal gennaio 2007. … Più di 1,2 milioni di civili sono stati sfollati nelle regioni meridionali e centrali del Paese.” 

L’OIM ha denunciato più volte il rischio che giungano via mare persone vittime di tratta e destinate alla prostituzione. Nel 2008 si è registrato un aumento del numero di donne provenienti dalla Nigeria (da 166 nel 2007 a 1532 nel 2008). Secondo l”OIM si tratta sempre più spesso di donne molto giovani, arrivate sole e partite dallo stato di Edo (sud della Nigeria), un’area nota per essere l’origine di un’importante rotta della tratta. 

L”organizzazione Save the Children ha, invece, segnalato come nel 2008 sono sbarcati a Lampedusa 2646 minori (oltre l”8% delle persone arrivate), provenienti spesso da aree afflitte da guerre (ad esempio Eritrea, Palestina, Somalia) e per lo più arrivati da soli. 

Questi dati ci possono aiutare a comprendere perché queste operazioni di rimpatrio stiano destando tanto clamore. 

Il motivo non è certamente il fatto che il nostro paese abbia messo in atto delle azioni per limitare l”immigrazione irregolare e per controllare le proprie frontiere. Nemmeno è la prima volta che l’Italia stipula degli accordi di riammissione con paesi terzi, già ne sono stati siglati circa 30, di cui 14 con paesi del Mediterraneo. La novità sta nella modalità di queste operazioni: le persone vengono respinte, senza essere identificate, né ascoltate. La legislazione italiana individua in modo chiaro ed inequivocabile le categorie di persone che non possono essere espulse né respinte, fra queste figurano gli stranieri minori di 18 anni e le donne incinte o nei mesi successivi alla nascita del figlio. Ma in particolare, fra gli obblighi dell”Italia, vi è quello di non rinviare nessuno verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.” (articolo 19 del Testo Unico sull”Immigrazione)

La Libia sembra avere queste caratteristiche. Organizzazioni internazionali, hanno infatti denunciato più volte le condizioni cui sono sottoposti i migranti nei centri di detenzione in Libia (arresti indiscriminati, violenze, torture con connivenze tra polizia e trafficanti) e il forte rischio di deportazione forzate verso altri paesi. 

L’Italia è da ritenersi responsabile, assieme alle autorità libiche, per quanto avviene alle persone ricondotte in Libia con la forza, per quanto potrà fingere di non conoscere la loro sorte?

È necessario quindi che il Governo Italiano decida di affrontare questa complessa situazione, partendo dal presupposto che le azioni di controllo delle frontiere e il tentativo di contrastare l”immigrazione irregolare, non possono assolutamente prescindere dal rispetto dei diritti e della dignità delle persone in arrivo. 

La situazione degli sbarchi nel Mediterraneo attende da troppi anni una soluzione reale e duratura. Se, infatti, non convince la soluzione trovata in questi mesi, nemmeno sembra auspicabile un ritorno alla situazione degli anni passati, con centinaia di persone morte e disperse fra le acque del Mediterraneo.

Fonti:

  • Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, comunicato stampa: L’UNHCR incontra i richiedenti asilo respinti in Libia, 14 luglio 2009
  • Amnesty International, La situazione dei diritti umani nel mondo, Rapporto Annuale 2009
  • Audizione presso la Camera dei Deputati del direttore centrale dell”immigrazione e della polizia delle frontiere, Prefetto Rodolfo Ronconi, 11 marzo 2009,
  • Fortress Europe, rassegna stampa, http://fortresseurope.blogspot.com/
  • Human Right Watch, World Report 2009
  • International Organization for Migration, The Praesidium Project – Phase III, working paper, 2009
  • Ministero dell’Interno, Rapporto sulla criminalità in Italia, analisi, prevenzione e contrasto, 2007
  • Ministero dell”Interno, “Lo stato della sicurezza in Italia”, Roma 2003
  • Ministero dell’Interno, Informativa presso il Senato della Repubblica sulla politica dei respingimenti, 25 maggio 2009
  • Monzini Paola, Il traffico di migranti per mare verso l’Italia. Sviluppi recenti (2004-2008), working paper, CESPI
  • Save the Children, Dossier di monitoraggio, accoglienza e tutela dei diritti dei migranti nel centro di Lampedusa, 2009
  • Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, Rapporto annuale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, anno 2007/2008
  • Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008.

 

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2 Commenti a “ La Libia e il dramma dei respingimenti ”

  1. Vorrei anche precisare che i 227 immigrati respinti a maggio sono ancora detenuti. Tra loro ci sono 24 rifugiati eritrei e somali, che grazie a un avvocato italiano hanno denunciato il governo italiano alla Corte europea. Dai loro racconti emerge che i deportati erano disertori eritrei, ex combattenti della seconda guerra eritrea-etiope oppure somali sfuggiti alla violenza della guerra civile.

  2. Don Faggy scrive:

    Mi sembra quasi, ironia a parte, che coloro i quali ora criticano l’Italia per la politica adottata sull’immigrazione temano di ritrovarsi gli immigrati a casa loro da un momento all’altro..
    Perchè dico questo? Perchè non si preoccupano di fornire un’alternativa al problema ma rivogliono lo status inaugurato dalle sinistre all’inizio degli anni novanta che ci vedeva fare da carta assorbente di rifugiati o presunti tali alla cieca più totale..
    Angosciante che, ora come ora, nel bel mezzo di una crisi economica epocale che non lascia intravvedere sbocchi, chiesa e una nota parte politica siano più preoccupate per i clandestini che per i nostri cittadini rimasti senza lavoro con tanto di affitto o mutuo e bambini da provvedere..
    Bella vergogna!!!!

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