Panorami dell'immigrazione contemporanea

Lo straniero sotto il tallone.

La legge 94/2009 introduce alcune norme in materia di immigrazione che colpiscono in modo duro i diritti dell’individuo, peggiorando la condizione degli immigrati. Senza contare poi la politica di respingimenti in mare degli stranieri e la violazione del loro diritto all’asilo.

È entrata in vigore, all’inizio di agosto, la legge 94/2009. Si tratta dell’ultimo dei provvedimenti del «pacchetto sicurezza», proposto dal Governo al Parlamento all’inizio della legislatura. Molte delle disposizioni appena varate riguardano la condizione giuridica degli stranieri e danno luogo a rilevanti modifiche della normativa sull’immigrazione. I contenuti di queste disposizioni sembrano avere poco a che fare con la sicurezza dei cittadini, traducendosi invece in una compressione di diritti fondamentali dell’individuo e/o in un peggioramento generalizzato della vita quotidiana degli immigrati. I punti più critici sembrano essere i seguenti:

1) Lo straniero che voglia celebrare il matrimonio in Italia è tenuto a dimostrare la regolarità della propria condizione di soggiorno. La norma intenderebbe contrastare i matrimoni «di comodo»: quelli contratti al solo scopo di guadagnare allo straniero la possibilità di soggiornare legalmente in Italia. Occorre notare, però, come un simile vantaggio derivi, per lo straniero, solo dal matrimonio con un cittadino italiano o comunitario o con un rifugiato – tre figure agli interessi delle quali la Costituzione o le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia assicurano una tutela particolare. Vietare a ciascuno di questi soggetti tutelati di sposare in Italia uno straniero illegalmente soggiornante corrisponde a calpestarne un diritto fondamentale.

2) L’esibizione del permesso di soggiorno è richiesta in tutti i casi in cui lo straniero chieda alla pubblica amministrazione un provvedimento nel proprio interesse. Sono esclusi i casi in cui il provvedimento riguardi l’accesso a prestazioni sanitarie o alla scuola dell’obbligo. A lungo si è paventato il rischio che tra i provvedimenti preclusi vi fossero quelli relativi ad atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale; ne sarebbe derivata, per esempio, l’assoluta impossibilità di riconoscimento del figlio naturale da parte dell’immigrato clandestino. Con molta saggezza, una circolare del Ministero dell’Interno ha chiarito che il perfezionamento di tali atti non è condizionato all’esibizione del permesso. È auspicabile che un chiarimento del genere riguardi anche la possibilità di accedere alle prestazioni scolastiche successive al compimento dell’istruzione obbligatoria; altrimenti, al figlio di genitori irregolari potrebbe essere precluso il completamento del ciclo di istruzione secondaria.

3) Ingresso e soggiorno illegali acquistano rilevanza penale. La sanzione prevista è piuttosto blanda (ammenda da cinque a diecimila euro, sostituibile con un provvedimento di espulsione), ma la novità ha un effetto perverso: obbliga qualunque pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che nell’espletamento delle proprie funzioni venga a conoscenza di una presenza illegale a denunciare il fatto. È facile prevedere come questa circostanza scaverà un fossato tra immigrati irregolari (è sufficiente che non si sia chiesto il rinnovo del permesso da più di sessanta giorni) e le strutture dello Stato. Potrebbero fare eccezione – per quanto detto – strutture sanitarie e scolastiche, ma è ipotizzabile che gli stranieri si tengano lontani, per eccesso di timore, anche da queste.

4) Rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno sono gravati da un balzello di importo, ancora da determinare, compreso tra ottanta e duecento euro (non trascurabile, se si pensa che la durata del permesso è al più biennale). Sono anche condizionati alla sottoscrizione, da parte dello straniero, di un accordo di integrazione: un set di obiettivi di contenuto per il momento imprecisato, il mancato raggiungimento dei quali comporterà l’erosione di un certo capitale di punti; l’eventuale azzeramento del capitale, poi, provocherà la revoca del permesso e l’espulsione dall’Italia (salvo che lo straniero appartenga a certe categorie protette). Quanto poi alla possibilità di affrancarsi, con l’ottenimento di una carta di soggiorno, dalla necessità di rinnovare il permesso, la nuova legge rende più arduo il percorso, prescrivendo che il rilascio della carta sia subordinato al superamento di un test di lingua italiana.

Approvazione ed entrata in vigore delle nuove norme sono state accompagnate, su un versante affine, dall’adozione di una politica di respingimenti in mare degli stranieri diretti verso le coste della Sicilia che ha provocato le proteste di Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e Commissione europea. Facendo passare gli atti di respingimento come operazioni di soccorso in acque internazionali, si è impedito di fatto agli stranieri di presentare domanda d’asilo e li si è rinviati in Libia, non dando rilievo al rischio, per gli stessi, di essere sottoposti a trattamenti inumani.

A fronte di norme o prassi che si configurano come un grave peggioramento, «a regime», della condizione degli immigrati, una lieve attenuazione è apportata, in via transitoria, dalla regolarizzazione varata qualche settimana fa all’interno del decreto anticrisi. Formalmente, si tratta di un provvedimento riservato a colf e badanti; nei fatti, stante la difficoltà di effettuare controlli sui rapporti di lavoro in emersione, è da aspettarsi che saranno (provvidenzialmente) sanati come colf anche molti degli immigrati irregolari impiegati in mansioni diverse: manovali, pizzaioli, lavapiatti, etc. Esaurito però l’effetto benefico di questo sussulto di buon senso, l’Italia dovrà fare i conti con una politica che mira a tenere lo straniero sotto il tallone. La Storia insegna che il proprietario di talloni troppo protervi fa, spesso, una pessima fine.

fonte: http://www.confronti.net/

questo articolo è stato pubblicato anche sulla rivista Confronti 10/2009

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