Panorami dell'immigrazione contemporanea

Oltre la lotta alla clandestinità.

Nel proliferare di affermazioni di vario colore e intensità provenienti dalla scena politica, all’uditorio è certamente concesso di restare smarrito, soprattutto in presenza di dichiarazioni tanto eclatanti quanto irrealistiche all’apparenza. Ciononostante, è bene fare attenzione, poiché in alcuni casi la veemenza e la perentorietà delle affermazioni stesse, anziché essere indice di mere dichiarazioni di intenti, stanno a svelare un preciso programma politico, realizzato in modo cosciente, costante e continuo: “no all’Italia multietnica” rientra in questa categoria di affermazioni. Difatti, sebbene il respingimento di uno o più barconi verso la Libia desti prepotentemente l’attenzione, è un altro aspetto delle recenti riforme riguardanti gli stranieri a sollevare perplessità più inquietanti, ovvero la continua opera di allontanamento dell’immigrato dalle istituzioni, l’inasprimento della sua condizione di precarietà, la costruzione di una figura di eterno ospite da sostituire a quella di potenziale cittadino. Si tratta, cioè, di tutte quelle misure che aumentano le difficoltà cui vanno incontro gli immigrati regolari, soverchiate dalle molto più rumorose disposizioni anti-immigrazione clandestina, ma potenzialmente più dannose sul lungo periodo, poiché di fatto ritardano o bloccano lo stesso processo di integrazione.

Molti degli ultimi interventi nel settore dell’immigrazione sembrano corrispondere a questa tipologia, come si evince facilmente da una sommaria esposizione di alcune delle novità introdotte dalla “legge sicurezza”, (l. n. 94/2009).

Ai limiti dell’ironia, ad esempio, risulta essere l’imposizione dell’obbligo di versamento di un contributo da 80 a 200 euro (l’importo esatto verrà fissato da un decreto dei Ministri dell’Economia e dell’Interno) per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno (con l’eccezione del permesso di soggiorno per asilo, per richiesta di asilo, per protezione sussidiaria, per motivi umanitari), soprattutto in considerazione del fatto che i proventi  così ricavati andranno per metà a rimpinguare il fondo rimpatri, istituito dalla stessa legge sicurezza al fine di “finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza”.

Altro contributo, in questo caso fissato dalla legge a 200 euro, è invece dovuto per le “istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza” (come se le enormi difficoltà e i ritardi incontrati dallo straniero nella procedura per l’ottenimento della cittadinanza non ne facessero già un privilegio). Simile, ma più ragionevole, è invece l’obbligo di sottoporre il rilascio del permesso di soggiorno CE di lungo periodo al superamento di un test di lingua italiana.

A peggiorare ulteriormente il quadro sta invece l’introduzione dell’obbligo di sottoscrivere, contestualmente alla presentazione della domanda di rilascio del permesso di soggiorno, un accordo di integrazione, contenente “specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno”, obiettivi ai quali sono legati dei crediti, la cui perdita integrale determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione (una sorta di patente a punti). È piuttosto arduo, senza ulteriori specificazioni (da stabilire con regolamento del Ministero dell’Interno), immaginare in cosa possano consistere detti “obiettivi di integrazione”: da un lato quindi, è necessario che il citato regolamento sia più che rigoroso nella loro definizione. Dall’altro, è comunque criticabile collegare ad una sanzione così grave come la perdita del diritto al soggiorno il concetto stesso di integrazione il quale corrisponde, molto più realisticamente, ad un processo che tanto lo straniero quanto la società di destinazione concorrono a determinare, piuttosto che ad una serie di comportamenti dell’ “ospite” valutabili mediante crediti, quasi che il soggiorno nel paese di destinazione non fosse altro che un’eterna prova. Inoltre, ancora nel senso dell’aggravamento della situazione di precarietà dovuta ad best online casino un’esistenza legata ad un “permesso”, sta l’aumento della pena (arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro) per il reato di mancata esibizione del titolo di soggiorno e/o del documento di identificazione a richiesta del pubblico ufficiale o agente di pubblica sicurezza.

Infine, e per attenerci come premesso soltanto alle misure più incisive nei confronti degli stranieri regolari, chiude (temporaneamente) il cerchio la stretta sulle condizioni per l’ottenimento del ricongiungimento familiare, già profondamente modificate dal d.lgs. n. 160/2008 che era intervenuto a correggere il d.lgs. 5/2007 adottato nella scorsa legislatura. In proposito, particolarmente degne di nota sono le novità in ambito procedurale: se già il decreto del 2008 aveva elevato da 90 a 180 giorni il termine oltre il quale il familiare, dopo la presentazione della richiesta di nulla-osta da parte del richiedente, poteva ottenere il visto di ingresso direttamente dalle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, con l’ultima modifica si va ad autorizzare alla scadenza dei 180 giorni non la concessione diretta del visto di ingresso, ma il rilascio del nulla-osta, prolungando così ulteriormente l’attesa del visto in caso di (più che frequenti) ritardi dell’amministrazione. Inoltre, relativamente ai requisiti di alloggio e reddito da possedere all’atto della richiesta del ricongiungimento, all’innalzamento della soglia minima di reddito da dimostrare (sebbene solo in alcuni casi) cui aveva provveduto il d.lgs. n. 160/2008, si aggiunge la richiesta del certificato di idoneità alloggiativa insieme a quello igienico-sanitario, mentre precedentemente erano richiesti alternativamente il certificato rilasciato dal Comune o dall’ASL locale.

In conclusione, nello scoraggiare persino il godimento di un diritto fondamentale quale quello all’unità familiare, si conferma la tendenza a rendere via via più difficile il semplice “essere” straniero, al di là della retorica sulla regolarità del soggiorno, contribuendo così di fatto a rallentare l’integrazione; integrazione che necessita, ben più di un accordo a punti, di un clima di accoglienza da un lato, e di una disposizione d’animo a mettere radici, dal’altro: precondizioni per un processo di costruzione di una società più coesa e, di conseguenza, più sicura.

FONTI:

- Legge n. 94/2009 del 15 luglio 2009, recante Disposizioni in materia di sicurezza pubblica

- Circolare del Ministero dell”Interno del 27 agosto 2009, prot. n. 4820: Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”

- Corte di Cassazione, relazione n. III/09/09, Novità legislative: L. 25 luglio 2009, n. 94, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, del 27 luglio 2009

- Il Sole 24 ore, Guida al Diritto. N. 34, 29 agosto 2009

- Senato, servizio studi, relazione n. 18, Disegni di legge AA.SS. nn. 733, 242, 391 e 583 in materia di sicurezza pubblica, giugno 2008

- www.asgi.it

- www.diritto.it

- www.stranieriinitalia.it

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Un Commento a “ Oltre la lotta alla clandestinità. ”

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