Panorami dell'immigrazione contemporanea

“NOI DIFENDIAMO L’EUROPA!”

“NOI DIFENDIAMO L’EUROPA!”: la politica dei respingimenti vista dalla Libia.

Nonostante l’avvicinarsi dell’inverno, le acque del mare Mediterraneo continuano ad essere scenario di viaggi della speranza, luogo di partenze, sbarchi, respingimenti.

Anche il dibattito politico, sia in Italia che in Europa, non si è ancora spento. Pochi giorni fa la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha formalmente comunicato al Governo Italiano l’ammissione del ricorso presentato da 24 persone di origine somala ed eritrea che il 6 maggio scorso furono respinte in Libia. Ora l’Italia avrà 3 mesi di tempo per rispondere alle richieste di chiarimenti avanzate dalla Corte. Nel ricorso si denuncia come le persone siano state respinte in modo collettivo, senza essere identificate, senza poter presentare richiesta di protezione né, eventualmente, poter fare ricorso presso un giudice. Respinte verso un paese, la Libia, che non ha aderito alla Convenzione ONU sui rifugiati del 1951 e dove sono state denunciate in più occasioni le condizioni cui sono sottoposti i migranti nei centri di detenzione (arresti indiscriminati, violenze, torture con connivenze tra polizia e trafficanti).

Anche nel Parlamento Italiano queste operazioni sono ancora oggi oggetto di discussione, il 24 novembre la Camera ha approvato, dopo un’accesa discussione, una mozione che impegna il Governo a proseguire nelle azioni di controllo e regolamentazione dei flussi migratori, oltre che nelle operazioni di riconsegna alla Libia degli immigrati irregolari.

Sette mesi dopo i primi respingimenti, queste operazioni, in cui si mescolano interessi nazionali, diritti umani e rapporti internazionali, destano ancora molte perplessità.

Probabilmente alcune risposte si possono trovare solamente sulle coste meridionali del mare Mediterraneo, direttamente in Libia.

NOI DIFENDIAMO L’EUROPA!

Questo viaggio, al di là del Mediterraneo, lo ha percorso per noi Roman Herzog nel il suo interessante audiodocumentario “Noi difendiamo l’Europa!”. Herzog è entrato con le autorità libiche fin dentro i campi di detenzione per migranti, ha parlato con le forze dell’ordine, gli oppositori del regime, i funzionari delle organizzazioni attive in Libia e soprattutto con i migranti presenti nel paese. Possiamo ascoltare molte storie nel documentario, come quella di Gift, una giovane donna nigeriana, fermata per strada a Tripoli e portata in un centro di detenzione, dove da tre mesi non può più comunicare con il mondo esterno. Ascoltiamo le testimonianze dei rifugiati eritrei che sembrano aver perso la speranza nel futuro, chiusi da anni dentro un centro di detenzione, come in un limbo, in fuga dal loro paese ma senza la possibilità di trovare accoglienza altrove.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE  UN ESTRATTO DELL’AUDIODOCUMENTARIO di Roman Herzog

IL PUNTO DI VISTA LIBICO

Il merito principale del lavoro di Herzog è sicuramente quello di essere riuscito, con le sue interviste, a mettere in luce l’interpretazione e la valutazione che le autorità e rappresentanti della società civile libica danno a questa vicenda, al ruolo dell’Europa e della stessa Libia. L’avvocato ed attivista dei diritti umani Giumaa Atigha descrive i profughi in Libia come “vittime di una cospirazione fra le due sponde del mediterraneo”. Atigha sottolinea come “nelle negoziazioni dell’Unione Europea con la Libia, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco si parla soltanto di sicurezza, di attrezzature, di elicotteri e della sorveglianza dei confini, ma nessuno parla di queste persone e dei loro diritti. Privano i profughi di tutti i loro diritti, li mettono in campi di detenzione e li deportano nei loro paesi. Questo è illegale, ma questa prassi è stata prodotta dall’Europa, dalla pressione europea sui paesi nordafricani.”

Tutte le interviste chiamano in causa l’Europa, chi per chiedere protezione ed accoglienza, chi per chiedere ulteriori fondi per la lotta all’immigrazione irregolare.

Se da un lato i libici chiedono all’Europa di riconoscere il ruolo fondamentale che il loro paese gioca nella difesa dei confini mediterranei, dall’altra essi stessi riconoscono come, il pericolo di un’invasione di milioni di africani verso l’Europa, sia esageratamente gonfiato, se non del tutto fasullo.

La conclusione, tratta dallo stesso Herzog durante l’audiodocumentario, è che, in nome della lotta a questa presunta invasione, decine di migliaia di profughi vivono internati nei campi di detenzione e centinaia di migliaia di migranti, su cui si basa l’economia libica, diventano vittime di repressione con cui la Libia vuole dimostrare all’Europa la propria capacità d’intervento.

Questa teoria trova un’ulteriore conferma nei numeri degli sbarchi annuali sulle coste italiane, infatti, nonostante si parli spesso di un’invasione, dal Mediterraneo arriva meno del 10% dei migranti irregolari, mentre si tratta in molti casi di persone che otterranno in Italia una forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria).

Anche le domande sul diritto d’asilo in Libia trovano nell’audiodocumentario interessanti risposte, il giornalista Said Al-Aswad sostiene che la Libia non voglia firmare la convenzione ONU sui rifugiati per la paura di diventare il “paese dei profughi”. Scopriamo che i documenti rilasciati ai rifugiati dall’ONU sono senza valore per la polizia libica, che ferma ed arresta i rifugiati trattandoli come immigrati irregolari e rinchiudendoli per mesi o anni nei centri di detenzione, arrivando in alcuni casi persino a deportarli nei loro paesi. Emblematiche le parole di Osama Essadiq, dell’organizzazione libica IOPCR, International Organization on Peace, Care and Relief, che si chiede, durante l’intervista “Non sappiamo davvero come fare, l’Europa non vuole accogliere i profughi e quando li deportiamo tutti gridano che questo è contro la libertà: come possiamo deportare questi uomini, contro la loro volontà, senza usare violenza?”

Questa contraddizione emerge durante tutto il documentario, grandi sono le responsabilità dell’Europa in questa situazione. L’avvocato Giumaa Atigha racconta: “Due anni fa ho incontrato una delegazione dell’Unione Europea a Tripoli, ed ho cercato di parlare con loro dei diritti dei profughi, il capo delegazione si è molto arrabbiato con me, mi diceva la sua organizzazione non deve occuparsi di questo tema, abbiamo parlato dei diritti umani dei profughi e di possibili soluzioni nel rispetto delle convenzioni internazionali, ma lui insisteva, siamo qui per concordare con il governo libico gli aspetti della sicurezza, come bloccare i migranti, solo la sicurezza, ai diritti umani l’Unione Europea non si è interessata.”

Tutti in Libia guardano all’Europa con grandi aspettative, spesso diverse o addirittura tra loro in contrapposizione, quali risposte saprà dare l’Europa?

Fonte: http://www.audiodoc.it/archivio_scheda.php?id_scheda=138

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