Panorami dell'immigrazione contemporanea

Calais: la legge della «Jungle»

CALAIS, UNA VIA CLANDESTINA VERSO L’INGHILTERRA

La regione di Calais rappresenta uno dei confini dello Spazio di Schengen. Situata sul litorale francese, è un passaggio obbligato per i clandestini afghani, iracheni, eritrei o sudanesi in attesa di attraversare la Manica. Un viaggio dal Corno d’Africa a Calais può durare dai sei mesi a un anno, e costare fino a diecimila dollari. Londra e Parigi si rimpallano la responsabilità, ma il problema è che i migranti  non ne vogliono sapere di chiedere asilo in Francia o in Italia: il sogno di molti di loro è raggiungere l’eldorado britannico.

Nel 1999,  la Croce Rossa francese aprì un centro di ricovero in un deposito dell’Eurotunnel ubicato a Sangatte vicino a Calais, con il fine di offrire un aiuto di emergenza agli esiliati di passaggio. A quell’epoca, il tempo di attesa per riuscire ad attraversare la Manica era di qualche giorno; ma con il rafforzamento dei controlli intorno al tunnel e al porto di Calais la durata media è diventata di circa 4 settimane. Nel 2002, sotto la pressione dell’Inghilterra e della società Eurotunnel, il governo francese ha smantellato il campo di Sangatte. Secondo il registro della Croce Rossa, 67.611 migranti sono transitati per il campo durante i 3 anni di attività. Nicolas Sarkozy, Ministro dell’Interno nel 2002, dichiarò che la chiusura di Sangatte era  “un segnale al mondo intero, per dire che non bisogna più venire in questo deposito alla fine del mondo”. L’Inghilterra si impegnò ad accogliere la maggior parte dei residenti del campo, in cambio la Francia promise di rinforzare i controlli a Calais e nelle principali stazioni ferroviarie.

Lo smantellamento di Sangatte è stato fortemente criticato sia in Francia sia a livello internazionale e il ministro è stato accusato di fare « politica-spettacolo » senza affrontare i problemi reali. Infatti, quest’azione molto pubblicizzata non ha fermato l’affluenza di migranti nella regione. Le associazioni umanitarie che operano nella zona di Sangatte affermano che mediamente arrivano ogni settimana tra i 30 e i 40 immigrati. Questa affluenza continua ha fatto si che nascessero campi informali lungo tutto il litorale, fra i quali il campo battezzato dai suoi abitanti la “Jungle”.

La “Jungle” era un campo fatto di baracche di fortuna senza elettricità, ed è diventato il simbolo dell’indigenza dei clandestini che cercano di passare in Inghilterra a tutti i costi. Il campo ospitava circa 800 persone nel 2009.

LO SMANTELLAMENTO DELLA «JUNGLE»

Eric Besson, Ministro francese dell’Immigrazione ha messo la zona di Calais al centro delle sue priorità. Il 16 settembre 2009, ha annunciato ufficialmente lo smantellamento della “jungle”. L’obiettivo di quest’azione era di «rompere il principale strumento di lavoro delle filiere clandestine della regione». Secondo le associazioni umanitarie, centinaia di migranti hanno lasciato il campo in seguito a quest’annuncio per evitare l’arresto, disperdendosi nei territori circostanti. Altri sarebbero riusciti a raggiungere l’Inghilterra.

Il 22 settembre, l’operazione di smantellamento è stata eseguita. L’intervento è durato due ore. I pullman della CRS (Compagnies Républicaines de Sécurité) hanno circondato il campo un po’ prima delle ore 07:30. I migranti sono stati avvertiti attraverso i megafoni e si sono subito trincerati dietro delle banderuole, preparate in anticipo e scritte in inglese e in pashtun “Abbiamo bisogno di un rifugio e di protezione. Vogliamo l’asilo e la pace. La giungla è la nostra casa” proclamava una di loro. I residenti del campo aspettavano l’intervento dei poliziotti in un grande silenzio, in presenza di un nugolo di giornalisti e volontari delle associazioni. I migranti non hanno opposto nessuna resistenza ai poliziotti che avanzavano per arrestarli. In compenso, erano protetti e ‘trattenuti’ dai volontari, che hanno costretto i poliziotti ad usare la forza. In totale, 276 migranti sono stati fermati, fra i quali 135 minorenni. Dopo l’evacuazione, le squadre specializzate hanno iniziato a sgomberare le baracche con dei bulldozer.

Eric Besson ha annunciato che un’audizione separata sarebbe stata organizzata per ogni clandestino, precisando che “quelli maggiorenni se rifiuteranno le nostre proposte saranno mandati nei centri di detenzione, mentre i minorenni saranno messi in centri di alloggio”. Per di più, il ministro si è impegnato a non rimandare i migranti di forza nei loro paesi di origine, almeno gli Afghani. Questi avrebbero avuto, secondo le affermazioni del ministro, la scelta di presentare una richiesta di asilo o accettare un ritorno volontario. Nonostante ciò,  il 7 ottobre è stata annunciata l’intenzione della Francia di organizzare dei voli charter per rimandare, con l’appoggio dell’Inghilterra, cittadini afghani rintracciati nei pressi di Calais.

REAZIONI E INQUIETUDINI INTERNAZIONALI

L’ONG “Medici del Mondo” si è mostrata estremamente preoccupata per la sorte dei numerosi migranti dispersi dopo l’annuncio dell’operazione di smantellamento, in quanto molti residenti della “jungle” soffrivano di gravi problemi di salute, infatti, nell’agosto del 2009 un’epidemia di scabbia aveva costretto la prefettura ad un intervento di emergenza nel campo.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, ha riconosciuto le sfide poste dalle migrazioni irregolari e la pressione esercitata dalle reti di trafficati nella regione di Calais. Tuttavia, Guterres ha rilevato che fra i migranti irregolari arrestati, molti erano minorenni non accompagnati, e ha ripetuto la posizione dell’UNHCR secondo la quale i richiedenti asilo non dovrebbero essere rimandati indietro.

L’organizzazione « Human Rights Watch » il 25 settembre scorso ha dichiarato che numerosi migranti arrestati a Calais rischiavano di essere espulsi verso la Grecia. Secondo il Regolamento Dublino II dell’Unione Europea, il primo paese dove una persona è transitata per entrare nello spazio dell’UE è generalmente responsabile dell’esame della richiesta di asilo, e questo indipendentemente dal fatto che abbia presentato una richiesta. Gli stati europei prendono le impronte digitali di tutti i migranti arrestati e queste sono registrate in una banca dati europea. Questo registro permette di determinare il primo paese di ingresso di un migrante nello spazio dell’UE e di rinviarlo verso questo Stato. Il regolamento Dublino II è basato sull’idea che tutti gli Stati membri dell’UE abbiano le stesse pratiche nell’ambito dell’asilo e dell’immigrazione; in realtà, esistono grandi disparità in seno all’UE, poiché alcuni paesi come la Grecia non offrono praticamente nessuna protezione. Queste differenze sottolineano la necessità di riformare il Regolamento di Dublino e di ritenere gli stati membri responsabili in caso di violazioni dei loro obblighi, in nome della legislazione europea sull’accesso all’asilo.

UNA SOLUZIONE PANEUROPEA

Le numerose reazioni internazionali espresse a seguito dello smantellamento della  “jungle” mostrano la necessità di un nuovo accordo sull’armonizzazione e sulla collaborazione  delle azioni fra i paesi dell’Unione Europea. Senza quest’accordo operazioni come quella del governo francese a Calais non fanno che rendere invisibile un problema che perdurerà, si rinnoverà e si sposterà.

Jacques Barrot, commissario europeo alla Giustizia, durante l’incontro dei Ministri con delega all’immigrazione svoltosi a Bruxelles, ha commentato duramente l’operazione francese: « Alcuni paesi non hanno capito che nell’ambito del diritto di asilo, è necessaria una solidarietà europea. Le soluzioni nazionali non sono accettabili.»

L’idea, avanzata a Bruxelles, di un’armonizzazione delle procedure di asilo è tuttavia in panne. La Commissione Europea ha proposto di modificare la regola del paese di ingresso per permettere ad un richiedente asilo di vedere la sua richiesta istruita nel paese dove si trova, anche se non è il primo paese di accoglienza. Ma il Regno Unito, destinazione di molti migranti clandestini, si oppone a questa proposta. Niente da fare: la solidarietà comunitaria non funziona nel contesto della gestione dell’immigrazione, e le singole azioni non trovano un coerenza a lungo termine, come fa giustamente notare il quotidiano inglese “The Guardian”: «Attualmente i paesi si rimpallano le responsabilità e, nella pratica,  molti rigettano tutte le domande di asilo che ricevono. Per risanare la situazione, i politici dovrebbero preferire una diplomazia tranquilla ad un’azione rumorosa. Come ci ha fatto ricordare la chiusura della “jungle”, quello che conta nel campo dell’immigrazione è di essere visti agendo, qualunque siano gli effetti perversi dell’azione.» 

CALAIS, UNE ESCALE CLANDESTINE VERS L’ANGLETERRE 

Frontière de l’espace Schengen, la région de Calais, sur le littoral français, est un passage obligé pour les clandestins afghans, iraquiens, érytrhéens ou soudanais qui attendent de traverser la Manche. Un voyage de la Corne de l’Afrique jusqu’à Calais peut durer entre 6 mois et une année, et coûter 10’000 dollars à donner aux passeurs et à la police, pour sortir de prison en cas d’arrestation. Londres et Paris se renvoient la balle, mais le problème est que les migrants ne veulent pas demander l’asile en France ou en Italie : leur rêve à tous est de rejoindre l’eldorado britannique.  

En 1999, un centre d’hébergement est ouvert par la Croix-Rouge à dans un hangar d’Eurotunnel situé à Sangatte près de Calais, pour offrir une aide d’urgence aux exilés de passage. A cette époque, selon la CFDA (Coordination française pour le droit d’asile), le temps d’attente pour réussir la traversée de la Manche clandestinement est de quelques jours ; mais, avec le renforcement des contrôles autour du tunnel et du port de Calais, la durée moyenne de séjour dans le camp passe à 4 semaines environ. En 2002, sous la pression de l’Angleterre et de la société Eurotunnel, le gouvernement français démantèle le camp de Sangatte. La Croix-Rouge a enregistré 67 611 étrangers ayant transité par ce camp en 3 ans. Pour Nicolas Sarkozy, alors ministre de l’intérieur, la fermeture de Sangatte est « un signal au monde entier, pour dire que ce n’est plus la peine de venir dans ce hangar du bout du monde ». L’Angleterre s’engage à accueillir la majeure partie des étrangers du camp ; en contrepartie la France promet de renforcer ses contrôles dans le Calaisis ainsi que dans les principales gares ferroviaires.  

Le démantèlement de Sangatte a été fortement critiqué par les organisations non-gouvernementales, accusant le ministre de faire de la « politique-spectacle » sans s’attaquer aux problèmes de fond. En effet, cette action très médiatisée n’a pas arrêté l’affluence des migrants dans la région : environ 30 à 40 personnes par semaine selon les associations présentes sur place. De nouveaux campements informels ont ainsi vu le jour sur  tout le littoral, dont le village clandestin baptisé la « jungle » et situé dans la zone industrielle de Calais. La « jungle » était devenue le symbole de la détresse des clandestins cherchant à tout prix à passer en Angleterre. Le campement abritait environ 800 personnes pendant l’été 2009. 
 

LE DEMANTELLEMENT DE LA « JUNGLE » 

Eric Besson, ministre français de « l’immigration, de l’intégration, de l’identité nationale et du développement solidaire » a placé la zone de Calais, qu’il qualifie de « concentré exceptionnel des enjeux migratoires » au centre de ses priorités. Le 16 septembre, il annonçait officiellement que la « jungle » serait démantelée prochainement. L’objectif annoncé de cette action étant de « casser le principal outil de travail des filières clandestines de la région ». Selon les associations humanitaires, des centaines de migrants ont quitté le campement suite à cette annonce pour échapper à l’arrestation, se dispersant dans la nature. D’autres auraient réussi à rejoindre l’Angleterre.  

Le 22 septembre, le démantèlement annoncé a eu lieu. L’intervention a duré deux heures. Des cars de CRS ont encerclé le camp peu avant 7h30. Les migrants ont été prévenus par des mégaphones. Ils se sont aussitôt placés derrière des banderoles, préparées à l’avance et rédigées en anglais et en pachtoune (langue afghane) : «Nous avons besoin d’un abri et de protection. Nous voulons l’asile et la paix. La jungle est notre maison», proclamait l’une d’elles. Les résidents du camp attendaient l’intervention des policiers, dans un grand silence, en présence d’une nuée de journalistes et de militants associatifs. Ils n’ont opposé aucune résistance aux policiers qui avançaient pour les interpeller. En revanche, ils étaient protégés et retenus par des militants, qui ont contraint les policiers à les extraire un à un de façon musclée. En tout, 276 migrants ont été interpellés. Parmi eux : 135 mineurs. Après l’évacuation, des équipes spécialisées, aidées de bulldozers, ont entamé les opérations de déblaiement des baraquements.

Le ministre Eric Besson a annoncé que les clandestins arrêtés seraient entendus pour des auditions individuelles. «Les majeurs refusant toutes nos propositions seront ensuite placés en centres de rétention» a-t-il précisé, « tandis que les mineurs sont placés dans des centres d’hébergement. ». Après le démantèlement du camp, le ministre français s’est engagé à ne pas renvoyer les migrants de force dans leur pays d’origine, du moins pour les Afghans. Ces derniers auraient le choix entre présenter une demande d’asile ou d’accepter un retour volontaire. Cependant, le 7 octobre était annoncée l’intention de la France d’affréter des vols charters pour renvoyer, avec l’appui de la Grande-Bretagne, des Afghans interpellés près de Calais.  

REACTIONS ET INQUIETUDES INTERNATIONALES

Comme beaucoup d’autres associations,  « Médecins du monde » s’inquiète du sort des nombreux migrants disparus dans la nature depuis l’annonce de l’opération par le ministre, ces derniers se retrouvant privés d’accès aux soins et livrés à la loi des mafias. Beaucoup de personnes résidant dans le campement souffraient de problèmes médicaux sérieux. De plus, une épidémie de galle avait obligé la préfecture à une prise en charge d’urgence au mois d’août 2009.

Le Haut Commissaire des nations unies pour les réfugiés, Antonio Guterres, a reconnu les défis posés par les migrations irrégulières et la pression exercée par les réseaux de passeurs et de trafiquants sur la région de Calais. Il a toutefois fait remarquer que parmi les migrants en situation irrégulière, beaucoup étaient des mineurs non accompagnés et a notamment rappelé la position du HCR selon laquelle les demandeurs d’asile ne devraient pas être renvoyés vers la Grèce, compte tenu des défaillances du système dans ce pays.

L’organisation « Human Rights Watch » déclarait cependant le 25 septembre que de nombreuses personnes parmi les centaines de migrants arrêtés à Calais risquaient d’être expulsées vers la Grèce. En vertu du Règlement Dublin II de l’Union européenne, le premier pays où une personne est passée pour entrer dans l’espace de l’UE est généralement responsable de l’examen de la demande d’asile de cette personne, et ce, indépendamment du fait qu’elle y ait présenté sa demande ou non. Les États européens prennent les empreintes digitales de tous les migrants interpellés et celles-ci sont enregistrées dans une base de données européenne. Ce fichier leur permet de déterminer le premier pays d’entrée d’un migrant dans l’espace de l’UE et de l’expulser vers cet État.

Le Règlement Dublin II est fondé sur l’idée que tous les États membres de l’UE ont les mêmes pratiques en matière d’asile et d’immigration ; or il existe de grandes disparités au sein de l’UE, puisque certains pays comme la Grèce n’offrent pratiquement aucune protection. Ces différences soulignent la nécessité de réformer le système de Dublin et de veiller à ce que les États membres de l’UE soient tenus pour responsables en cas de violations de leurs obligations en vertu de la législation européenne sur l’accès à l’asile. 

UNE SOLUTION PANEUROPEENNE

Les nombreuses réactions internationales exprimées suite à l’opération du ministre Besson mettent en avant la nécessité d’un nouvel accord sur le partage des tâches entre les pays de l’Union Européenne. Sans cela, des opérations comme celle du gouvernement français à Calais ne feront que de rendre invisible un problème qui perdurera, se renouvellera et se déplacera. 

Jacques Barrot, commissaire européen à la Justice, a commenté durement le démantèlement de la « jungle » lors de la rencontre à Bruxelles des ministres des Vingt-Sept chargés de l’immigration. Il a notamment déclaré : «Certains pays n’ont pas compris que face au droit d’asile il faut une solidarité européenne. Les solutions nationales ne sont pas jouables.»

L’idée, avancée par Bruxelles, d’une harmonisation des procédures d’asile entre Etats membres est toutefois en panne. La Commission a proposé de modifier la règle du pays d’entrée pour permettre à un demandeur d’asile de voir sa demande instruite dans le pays où il se trouve, même si ce n’est pas le premier pays d’accueil. Mais le Royaume-Uni, destination de beaucoup de migrants clandestins, s’y oppose. Rien à faire : la solidarité communautaire en matière de gestion de l’immigration ne passe pas, comme le remarque justement le quotidien anglais « The Guardian » : « Actuellement, les pays se renvoient la balle et, dans la pratique, beaucoup rejettent toutes les demandes d’asile qui leur sont faites. Pour redresser la barre, les hommes politiques devraient préférer une diplomatie paisible à une action bruyante. Mais comme la fermeture de la “jungle” nous l’a rappelé, dans le domaine de l’immigration, ce qui compte, c’est d’être vu en train d’agir, quels que soient les effets pervers de l’action. »

 

FONTI

-       Coordination française pour le droit d’asile (CFDA) : la loi des « jungles ». Rapport sur la situation des exilés sur le littoral de la Manche et de la mer du nord. Rapport de mission d’observation. Mai-juillet 2008.

-       Médecins du monde : Après Sangatte, l’inhumanitaire au quotidien. Rapport de mission auprès des migrants à Calais. 2005-2006.

-       Ministère français de l’immigration, de l’intégration, de l’identité nationale et du développement solidaire : Conférence de presse d’Eric Besson du jeudi 3 septembre 2009 : 8 mois au service du pacte républicain. Septembre 2008.

-       www.immigration.gouv.fr

-       www.unhcr.org

-       www.hrw.org

-       www.letemps.ch

-       www.lemonde.fr

-       www.rfi.fr

-       www.mdm.org

-       www.associationsalam.org

-       www.courrierinternational.com/article/2009/09/23/une-jungle-en-cache-forcement-d-autres

-       http://www.guardian.co.uk/uk/2009/jul/30/calais-eritreans-asylum-seekers

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4 Commenti a “ Calais: la legge della «Jungle» ”

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