Panorami dell'immigrazione contemporanea

Rosarno

Cosa abbia realmente scatenato quello che sta succedendo a Rosarno in queste ore ancora non è chiaro. Però è chiarissimo ed evidente che la rabbia dei migranti ha delle origini facilmente individuabili.

Come a Castelvolturno la protesta parte da un evento che se pur grave è purtroppo diventata la normalità nelle terre disperate del Sud Italia.

Un omicidio o un’aggressione, difficilmente potrebbero spiegare una reazione così violenta da parte di un gruppo di immigrati estremamente emarginato, se non rappresentassero l’apice di sfruttamenti e maltrattamenti. Una reazione da non giustificare ma da indagare.

In un’Italia dove il lavoro nero è endemico ed arriva al 25% del Pil, percentuale decisamente più alta della media europea che si ferma appena al 16%, gli immigrati sono diventati manodopera fondamentale.

Le sacche di economia sommersa agevolano l’ingresso dei clandestini e si manifestano come uno dei primi fattori di attrazione dell’immigrazione irregolare. La porosità delle frontiere è solo la parte marginale di un sistema di gestione dei flussi migratori che oggi manifesta sempre più falle.

Il lavoro nero nasconde buona parte degli immigrati irregolari, e ciò purtroppo avviene in settori particolarmente importanti come quello agricolo o edile.

Questi immigrati accettano condizioni di lavoro degradanti sotto la minaccia di essere denunciati e nella speranza di una futura regolarizzazione. Nel frattempo sono sfruttati e spesso maltrattati da trafficanti, malavitosi, padroncini disonesti. Spesso sono costretti a vivere in condizioni fatiscenti, a rischio di malattie e contagio, come ha più volte messo in luce Medici Senza Frontiere.

 

 

La protesta continua e la reazione del Ministro dell’Interno è stata: “In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazioni di forte degrado, come quella di Rosarno”.

Chiudo questo breve intervento di immigrationflows con tre domande:

Quando smetteremo di tollerare il lavoro nero origine di tutte queste tragedie?

Quando puniremo seriamente chi sfrutta il lavoro nero?

Quando cominceremo a mettere in tavola nuovi strumenti di gestione degli ingressi che non siano delle finte regolarizzazioni come i decreti flussi?

Fonti:

G. Ferri, “Immigrazione irregolare: cosa servirebbe per un reale contrasto” in “Immigrazione Dossier statistico 2008, Caritas/Migrantes”, XVIII rapporto, Edizioni Idos, Roma, 2008.

Rapporto OCSE 2005

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/immigrati-7/saviano-coraggio/saviano-coraggio.html

Medici Senza Frontiere, “Una stagione all’inferno – Rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud” 2008,

Frabrizio Gatti, “Io Schiavo in Puglia” http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Io%2520schiavo%2520in%2520Puglia/1370307.

 
Foto da Repubblica.it

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12 Commenti a “ Rosarno ”

  1. Leo scrive:

    Poveri Africani di Rosano: se la sono gestita proprio male. Non hanno avuto un colore per le bandiere (come in iran), non hanno avuto un condottiero da invitare nei salotti tv, non hanno avuto il morto da martirizzare nè il segno del martirio.

    Se la sono presa in quel posto, con la polizia schierata in assetto da guerra. Alla fine hanno vinto i ‘cittadini’: li hanno cacciati, impacchettati e mandati via (e ora vedremo chi coltiverà quei campi…). Hanno vinto loro: come nel ghetto cracovia, come sulla via appia da capua a roma.

    Il Ghana mi sa che non finanzierà mai un monumento, nemmeno tra vent’anni.

  2. admin scrive:

    Gli africani non si sono ribellati a Milano o a Padova, ma a Rosarno, in Calabria una terra dove la mafia imperversa. Si sono ribellati contro la malavita e lo sfruttamento, allo stesso tempo si sono anche condannati a morte.
    I rosarnesi stanno isolando gli immigrati, che saranno costretti ad andare a patti con la malavita. Non si rendono conto che gli immigrati chiedono i diritti di cittadinanza, una cittadinanza libera dall’ingerenza mafiosa. Quando lo faranno i rosarnesi?

  3. VILASI scrive:

    Sono di origine calabresa. vivo in francia e quando ho visto alla tv la situazione di rosarno, ho vergogna. vergogna soppra voi calabresi, per la vostra cattivita inscrita nella vostra mentalità!

  4. Pietro Vallone scrive:

    Non è la mentalità calabrese è la mentalità mafiosa il problema.
    La Mafia è ovunque sia al Sud che al Nord. Nei cantieri e nelle Banche.
    Gli immigrati si stanno ribellando a questo meccanismo. Non dobbiamo lasciarli soli.
    Bisogna denunciare questi fatti e affrontare i problemi reali.
    Al Ministro Maroni chiederei: Quando finirà la tolleranza al lavoro nero ed alla malavità?

  5. Iole Tortora scrive:

    Purtroppo il discorso è complesso e attanagliato da variabili interconnesse.
    Primo:l’Italia ha un tipo di economia che si presta alla creazione di zone buie che favoriscono il proliferare di lavoro nero e sottopagato,determinando direttamente una fonte di guadagno notevole per lo sfruttatore,e indirettamente un aumento della ricchezza nazionale.Quindi,l’immigrato clandestino conviene.
    Il messaggio da far passare è che gli immigrati sono brutti sporchi e cattivi, affinchè possano essere meglio emarginati e sfruttati.Ma è lapalissiano che tra economia e diritti umani sicuramente sono questi ultimi a dover essere sacrificati.Io mi chiedo in nome di cosa.Forse a questi personaggi che detengono soldi e potere bisognerebbe consigliare di leggere “la livella” di Totò.Chissà, forse cambierebbero la prospettiva della propria vita.O forse no…a volte la cecità è così forte da essere irrimediabile.
    Punto secondo:la Chiesa.”fa quello che dico io ma non fare quello che faccio io” diceva un vecchio proverbio.Ma si… dobbiamo accoglierli, sostiene il Vaticano,non possiamo abbandonarli!Salvo poi disinteressarsi delle condizioni inumane in cui vivono.Ma certo!Dobbiamo alimentare forzatamente un vegetale perchè esiste il diritto alla vita…e poi lasciar morire di fame e di stenti i clandestini.Devo dire una coerenza fuori dal comune!!
    Perchè è avvenuta ora la rivolta a Rosarno..perchè alla malavita non servono più gli immigrati.Le condizioni economiche precarie della calabria, aggravate dalla recente crisi,hanno fatto si che ora siano gli italiani a voler fare il lavoro degli immigrati, per la stessa paga,perchè c’è necessità.E l’immigrato non serve più,è scomodo, deve andar via.
    Chiedi quando finirà la tollerenza verso lavoro nero e malavita.Quando terminerà la collusione tra politica e mafia.Cioè mai.

  6. Pietro Vallone scrive:

    Il discorso è senza dubbio molto complesso, ma io tornerei a riflettere sui diritti che richiedono i migranti e soprattutto perché loro li richiedono e invece i meridionali si adagiano passivamente dimenticando di averli. Bisogna sostenere queste proteste contro la malavita. In questo momento, i migranti sono gli unici che protestano, probabilmente non nei modi corretti, ma protestano. Noi quando inizieremo?

  7. Iole Tortora scrive:

    Pietro,è vero che come tu sostieni il discorso è complesso.Pertanto non può essere affrontato in maniera semplicistica,e soprattutto non bisogna avere i paraocchi,discostantosi da quelle che sono le condizioni sociali in cui attecchiscono questi eventi. Il substrato culturale ed economico calabrese è composto da fattori e condizionamenti difficili da estirpare,perchè radicati nel corso dei secoli.I migranti si ribellano perchè non hanno nulla da perdere.Perchè non riconoscono e non concepiscono certi meccanismi.Ma il calabrese li conosce fin troppo bene.E si comporta di conseguenza.Questa non è una giustificazione all’omertà,lungi da me l’idea.Ne è solo la motivazione, e sfido chiunque a non capirla.

  8. Pietro Vallone scrive:

    Credo che invece abbiano molto da perdere, in particolare hanno da perdere la vita. Quei meccanismi malavitosi li conoscono troppo bene. Sono circondati da quando partono dalla propria terra ed hanno rapporti con i trafficanti a quando devono sottostare alla mafia per lavorare nei campi. Conoscono bene quei meccanismi perchè hanno a che fare solo con quei meccanismi malavitosi. La loro scelta è tra accettarli o protestare…noi meridionali li abbiamo accettati.

  9. Patrizia Toss Patrizia scrive:

    Lentamente i riflettori su Rosarno si stanno spegnendo, ne sentiremo parlare ancora per qualche settimana e poi? Succederà come per Castel Volturno o per altri fatti noti, tanto rumore per nulla? Speriamo invece che questa volta sia diverso. Quel che è accaduto può essere un punto di svolta! Può aiutarci a riflettere sulla situazione che si è venuta a creare nel nostro paese e sulle politiche messe in atto per gestire il fenomeno migratorio. I fatti di Rosarno ci mostrano una realtà di degrado e di sfruttamento che tutti conoscevano e con cui tutti convivevano. I cittadini stranieri rappresentavano la parte della società più precaria e ricattabile, lavoratori senza diritti, quasi schiavi. Tutto questo in un clima di indifferenza generalizzata. Ma questo non succede solo a Rosarno. E lo Stato? Assente! Queste situazioni non si risolvono con il “pacchetto sicurezza”, che rende più ricattabili e precari i cittadini stranieri, ma con vere politiche di accoglienza e d’integrazione (molti di questi stranieri sono rifugiati a cui non è garantita alcuna accoglienza) e garantendo a chi denuncia i propri sfruttatori, di rimanere in Italia e di trovare un lavoro regolare (come previsto anche dalla legislazione sull’immigrazione, senza venir applicato). Quindi non dimentichiamoci di questi fatti, ma cerchiamo di iniziare oggi una nuova stagione di reale convivenza e rispetto dei diritti, basata su fatti concreti e su politiche realistiche, non solo su slogan e proclami.

  10. no.made scrive:

    Questa è la nuova schiavitù..schiavi senza terra che mangiano terra..
    Terribile che questo sia concesso ..
    Utopia che il sistema si schieri dalla parte dei più deboli..
    Dov’è finita la democrazia..?
    Il sogno dell’immigrante si trasforma in un incubo..
    Rosarno i nuovi Lager?

  11. VILASI scrive:

    (Mi scuso ma parlo francese e non italiano). E vero che abbiammo un po dimenticato Rosarno, il terramoto di Haïti prendendo tutto. Ma i calabresi non devono (sono francese di origine calabresa, di Reggio Calabria e i miei “ancestors” parlavano greco!) dimenticare i cosi brutti che hanno loro stessi vissuti nel passato (i terramoti, l’occupazzione dei francesi nel 1800 con i massacri dei civili, i delocalisazioni industriali nel 1860, la povertà, il fascismo, il racismo dai nordisti e altre padani, e anche nelle altre paesi,…etc, etc…). E per i calabresi, lo dico in dialetto : “Tutti i cristiàni nàsciunu libberi e ntâ stessa manèra ill’authri pi dignità e diritti. Iddhi ndànnu ognunu u so ciriveddhu mi ‘rraggiùnunu e ‘ndannu mi càmpunu unu cull’authru comu mi sùnnu fràti râ stessa matri.”

  12. Patrizia Toss Patrizia scrive:

    Rosarno è ancora una situazione scottante. Nessuno ne vuole più parlare, ma si cerca di nasconderla sotto silenzio.

    Segnalo una lettera di Paolo Naso, redattore del programma Protestantesimo che denuncia una censura di un suo servizio su Rosarno.

    _____________________________

    Care amiche, cari amici,

    vi scrivo a titolo personale per comunicarvi che il mio servizio televisivo intitolato “Dopo Rosarno” messo in palinsesto all’interno della puntata di Protestantesimo (RAIDUE) di domenica 21 febbraio (repliche il 22 ed il 1 marzo), non andrà in onda.

    La ragione è che l’ufficio legale della RAI ha valutato il servizio in contrasto con la normativa vigente relativa alla programmazione televisiva nel corso della campagna elettorale. In particolare una norma ammonisce le rubriche non giornalistiche – Protestantesimo è rubrica religiosa – a non affrontare temi collegati o collegabili alla campagna elettorale.

    Pertanto il mio servizio – a quanto mi dicono decisamente apprezzato per qualità giornalistica e capacità d’inchiesta da parte della stessa direzione di rete non è andato in onda perché affrontava un tema “politico”.

    Precisazioni di rito: nel programma non appariva alcun politico né alcun candidato ad alcuna carica; non esprimevo giudizi politici né su temi locali né nazionali. Semplicemente facevo parlare alcune persone e mostravo alcune immagini della realtà di Rosarno di oggi.

    Ad esempio quelle delle ruspe della protezione civile che “bonificavano” – ed ancora una volta le parole sono pietre – l’area dell’ex Opera Sila dove negli ultimi anni si sono concentrati migliaia di immigrati. Le telecamere mostravano gli oggetti di vita quotidiana di migliaia di braccianti africani – quelli che la cronaca solitamente definisce “clandestini” – gettati dalle finestre e raccolti da una pale meccanica. Pezzi di vita dissacrati e gettati in una discarica insieme a mille speranze.

    Mostravo anche le immagini della rivolta disperata seguita a due sparatorie che avevano portato in ospedale alcuni braccianti africani: li chiamerò così per restituire con il lessico quella dignità che la società e la politica hanno tolto loro. Brutte e tristi immagini di violenza, di chi non sa più distinguere tra il mafioso e la vittima della mafia, tra il rosarnese democratico e civile e quello che imbraccia il fucile per “andare a sparare ai negri”. Come in Alabama negli anni ’30 e ’40.

    Inoltre raccoglievo delle testimonianze: quella del rosarnese furioso con i media per l’immagine che avrebbero dato della sua città, che testimonia con Indulgenza razzista che in fin dei conti chi ha sparato lo ha fatto “soltanto con fucili ad aria compressa, a pallini…”.

    Raccontavo ovviamente anche l’altra Rosarno, quella che ha paura di se stessa. delle sue pulsioni razziste e violente e che prova a costruire un altro rapporto con i braccianti neri: Giuseppe ha una storia dolorosa alle spalle e, forse proprio per questo, ha tentato la strada del dialogo e dell’amicizia con gli immigrati. “Con loro ho vissuto il più bel capodanno della mia vita” affermava di fronte alle telecamere. E mi mostra un video girato con il telefonino in cui balla, canta e prega in mezzo a centinaia di amici africani.

    Raccontavo anche la solidarietà delle chiese evangeliche della Calabria e della Sicilia che seguivano gli africani quando erano a Rosarno e cercano di farlo ancora oggi mentre sono in temporanea diaspora: da Siracusa ad Amsterdam, da Roma a Bergamo.

    Il documentario proponeva anche le considerazioni tecniche di una sindacalista e di un economista – Tonino Perna – i quali descrivevano il sistema di sfruttamento della manodopera immigrata: 20-25 euro al giorno al meglio, senza contributi né assicurazioni. Un sistema – spiegava Perna – che si potrebbe trasformare, come ad esempio è accaduto nella vicina Riace, costruendo cooperative di consumo, accorciando la filiera dei passaggi di intermediazione, migliorando il prodotto ed aprendo nuovi mercati.

    Un’altra Rosarno, insomma, è possibile. E “dopo Rosarno” non c’è solo violenza e disperazione ma anche un impegno e una speranza. Lo spiegava con parole teologicamente molto intense il pastore Aquilante, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. E proprio per questo il 17 febbraio, ricordando le libertà civili concesse da Carlo Alberto ai valdesi, gli evangelici italiani hanno riflettuto anche di Rosarno, di quello che è successo e del futuro che si può provare a costruire.

    Non so che cosa questo c’entri con le imminenti elezioni. Di Rosarno – ormai metafora de un’Italia incapace di gestire le immigrazioni – nessuno vuole parlare. So che la rubrica cattolica “A sua immagine”, solo qualche giorno fa era incappata nella stessa norma ma alla fine, grazie a un intervento del Quirinale, il servizio era andato in onda ugualmente. Protestantesimo ovviamente non ha analoghi sostegni istituzionali.

    Concludento: il mio servizio voleva buttare un piccolo fascio di luce su questa realtà. Ma nell’Italia di oggi anche pochi minuti di una rubrica religiosa nascosta nelle pieghe più remote del palinsesto televisivo desta sospetti e si espone alle censure di chi controlla culturalmente e politicamente il sistema della comunicazione. Questa è l’Italia di oggi. Ed allora meglio guardare Sanremo ed abbandonarsi alle nostalgie patriottico nazionalistiche di Emanuele Filiberto. E tra poco ricomincia l’Isola dei famosi. Allegria! avrebbe detto il grande Mike.

    Un caro saluto,

    Paolo Naso

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