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	<title>Commenti a: Via Padova: le sfide dell&#8217;integrazione</title>
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	<description>Panorami dell&#039;immigrazione contemporanea</description>
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		<title>Di: Patrizia</title>
		<link>http://immigrationflows.net/2010/02/milano-via-padova-nuove-sfide-per-lintegrazione/comment-page-1/#comment-43</link>
		<dc:creator>Patrizia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:41:16 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Gianfranco per l&#039;interessante intervento. Concordo con la tua analisi sulla complessità del contesto. Non si può ricordarsi di via Padova, o di situazioni simili, solo quando ci scappa il morto. Le regioni e gli enti locali devono promuovere quotidianamente delle politiche organiche, che includano i problemi dei cittadini immigrati nelle politiche generali. Come messo in evidenza dalle varie indagini e ricerche condotte negli anni, ad esempio quelle del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), l’integrazione è una sfida difficile e complessa, che viene affrontata in modo diverso nei vari territori. Quello dell’accesso alla casa e del rischio di creazione di quartieri ghetto è una problematica diffusa su tutto il territorio. La soluzione non può essere quella di imporre un tetto massimo di presenze di cittadini stranieri nei quartieri, ma si deve facilitare l’accesso degli stranieri al mercato immobiliare, tramite delle politiche abitative che superino la diffidenza e la discriminazione nei confronti di questi cittadini. 
Due aspetti non possono comunque mai essere dimenticati:
-	l’integrazione, non è riconducibile solo alle condizioni materiali di vita, sebbene esse siano una parte molto importante, ma si basa su un confronto e dialogo fra culture ed esperienze diverse. Quindi la conoscenza del contesto e delle varie dinamiche che si creano sul territorio è fondamentale;
-	l’integrazione non può prescindere dal riconoscimento dei diritti, come il diritto elettorale, in particolare per le elezioni amministrative, il diritto alla cittadinanza per gli stranieri nati in Italia, il diritto all’accesso a misure per l’integrazione del lavoro (vedi MIPEX, Indice delle politiche per l’integrazione degli immigrati. Italia, 2007). Questo discorso diventa ancora più importante ed urgente quando iniziano a crescere le seconde e terze generazioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Gianfranco per l&#8217;interessante intervento. Concordo con la tua analisi sulla complessità del contesto. Non si può ricordarsi di via Padova, o di situazioni simili, solo quando ci scappa il morto. Le regioni e gli enti locali devono promuovere quotidianamente delle politiche organiche, che includano i problemi dei cittadini immigrati nelle politiche generali. Come messo in evidenza dalle varie indagini e ricerche condotte negli anni, ad esempio quelle del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), l’integrazione è una sfida difficile e complessa, che viene affrontata in modo diverso nei vari territori. Quello dell’accesso alla casa e del rischio di creazione di quartieri ghetto è una problematica diffusa su tutto il territorio. La soluzione non può essere quella di imporre un tetto massimo di presenze di cittadini stranieri nei quartieri, ma si deve facilitare l’accesso degli stranieri al mercato immobiliare, tramite delle politiche abitative che superino la diffidenza e la discriminazione nei confronti di questi cittadini.<br />
Due aspetti non possono comunque mai essere dimenticati:<br />
-	l’integrazione, non è riconducibile solo alle condizioni materiali di vita, sebbene esse siano una parte molto importante, ma si basa su un confronto e dialogo fra culture ed esperienze diverse. Quindi la conoscenza del contesto e delle varie dinamiche che si creano sul territorio è fondamentale;<br />
-	l’integrazione non può prescindere dal riconoscimento dei diritti, come il diritto elettorale, in particolare per le elezioni amministrative, il diritto alla cittadinanza per gli stranieri nati in Italia, il diritto all’accesso a misure per l’integrazione del lavoro (vedi MIPEX, Indice delle politiche per l’integrazione degli immigrati. Italia, 2007). Questo discorso diventa ancora più importante ed urgente quando iniziano a crescere le seconde e terze generazioni.</p>
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		<title>Di: gianfranco zucca</title>
		<link>http://immigrationflows.net/2010/02/milano-via-padova-nuove-sfide-per-lintegrazione/comment-page-1/#comment-41</link>
		<dc:creator>gianfranco zucca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 07:39:20 +0000</pubDate>
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		<description>cosa è successo a via padova? l&#039;articolo di patrizia prova a dare alcune risposte. io provo ad aggiungere alcune considerazioni a margine che possono servire ad articolare il discorso. beninteso, il quadro generale è quello delineato nell&#039;articolo, quindi i miei rilievi altro non sono che specificazioni di quanto argomentato da patrizia. in ordine sparso. le pandillas di ragazzi originari del sud america sono un fenomeno che ha il suo massimo sviluppo negli stati uniti (si veda la crudissima etnografia di philippe bourgeois, sui portoricani di New York [in search of respect: selling crack in el barrio tradotto in Italia da manifestolibri] o le illuminanti pagine di mike davis in città di quarzo e i latinos alla conquista degli usa, sulle gang salvadoregne].   In Italia, gli studi più interessanti sono stati fatti (da luca queirolo palmas e altri) a genova sui gruppi provenienti dall’ecuador. leggendo i fatti di via padova alla luce di questi studi verrebbe da dire che oltre alla rabbia per l’accaduto ci sono anche questioni relative al controllo del territorio e alla difesa dell’onore del gruppo. i riots urbani, a detroit negli anni sessanta come a l.a. nei novanta e in francia qualche anno fa, sembrano nascere dal nulla o da un singolo evento (ricordate rodney king?). se invece si avesse la pazienza di ricostruire il contesto si scoprirebbe che sono il risultato di contrasti lunghi, di guerre a bassa intensità che ogni tanto esplodono. in  altre parole non ci si può preoccupare delle relazioni etniche nei quartieri urbani solo quando ci scappa il morto: oggi è morto ahmed (rip), domani a via padova continuerà lo spaccio, i ragazzi faranno ancora lavori di merda, la strada sarà sempre un posto dove farsi rispettare con il coltello e gli “egiziani” saranno ancora il nemico. via padova è via padova tutti i giorni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cosa è successo a via padova? l&#8217;articolo di patrizia prova a dare alcune risposte. io provo ad aggiungere alcune considerazioni a margine che possono servire ad articolare il discorso. beninteso, il quadro generale è quello delineato nell&#8217;articolo, quindi i miei rilievi altro non sono che specificazioni di quanto argomentato da patrizia. in ordine sparso. le pandillas di ragazzi originari del sud america sono un fenomeno che ha il suo massimo sviluppo negli stati uniti (si veda la crudissima etnografia di philippe bourgeois, sui portoricani di New York [in search of respect: selling crack in el barrio tradotto in Italia da manifestolibri] o le illuminanti pagine di mike davis in città di quarzo e i latinos alla conquista degli usa, sulle gang salvadoregne].   In Italia, gli studi più interessanti sono stati fatti (da luca queirolo palmas e altri) a genova sui gruppi provenienti dall’ecuador. leggendo i fatti di via padova alla luce di questi studi verrebbe da dire che oltre alla rabbia per l’accaduto ci sono anche questioni relative al controllo del territorio e alla difesa dell’onore del gruppo. i riots urbani, a detroit negli anni sessanta come a l.a. nei novanta e in francia qualche anno fa, sembrano nascere dal nulla o da un singolo evento (ricordate rodney king?). se invece si avesse la pazienza di ricostruire il contesto si scoprirebbe che sono il risultato di contrasti lunghi, di guerre a bassa intensità che ogni tanto esplodono. in  altre parole non ci si può preoccupare delle relazioni etniche nei quartieri urbani solo quando ci scappa il morto: oggi è morto ahmed (rip), domani a via padova continuerà lo spaccio, i ragazzi faranno ancora lavori di merda, la strada sarà sempre un posto dove farsi rispettare con il coltello e gli “egiziani” saranno ancora il nemico. via padova è via padova tutti i giorni.</p>
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