Panorami dell'immigrazione contemporanea

Tetto al 30 % si, ma con cautela

L’abitudine, si sa, gioca brutti scherzi; ed è, probabilmente, a causa della sofferta abitudine ad ingoiare con cadenza  ormai quasi mensile il varo di una nuova misura più “cattiva”, per citare il Ministro dell’interno Maroni, nei confronti degli immigrati – non solo irregolari, come già ricordavo su queste pagine – che da più parti si reagisce criticamente nei confronti della circolare recentemente emanata dal Ministero dell’istruzione in merito alla limitazione del numero di alunni stranieri da inserire nelle classi.

Ora, il provvedimento in questione presenta certo diversi profili problematici, come si dirà; di per sé, però, l’idea non sembra essere peregrina, in primo luogo, perché evitare l’eccessiva concentrazione della popolazione di origine straniera ed il conseguente (per quanto immotivato, si potrebbe dire, ma si tratta di un dato con sui confrontarsi) allontanamento degli alunni di origine italiana è utile a prevenire l’isolamento della componente di origine straniera della nostra società. Come ricorda il Consiglio europeo nelle conclusioni del 20 ottobre 2009, gli svantaggi economico-sociali di cui soffre una parte della popolazione di origine straniera, “combinati con la mancanza di permeabilità del sistema scolastico e con differenze qualitative tra diverse scuole può condurre a situazioni in cui alti numeri di bambini provenienti da un contesto migratorio siano riuniti in scuole di basso livello” (punto 6), provocando così l’avvio di un circolo vizioso difficilmente correggibile a posteriori (evidentemente, questo aspetto meriterebbe di essere trattato all’interno di una riflessione più generale sulle politiche abitative, vero nucleo del problema, che dovrà però essere rimandata ad altra occasione).

In secondo luogo, per omogeneizzare il background culturale del gruppo di studenti, e favorire  l’apprendimento per coloro che giungono a scuola con carenze linguistiche dovute semplicemente all’inserimento “tardivo” nel sistema di istruzione.

In terzo luogo, perché l’unico modo per combattere la xenfobia ormai dilagante è promuovere l’incontro con la diversità dal basso, posto che dall’alto tutto si promuove, tranne la reciproca conoscenza. La scuola, in quest’ottica, rappresenta il primo e più importante veicolo di socializzazione e di confronto sia per i giovani che per le loro famiglie, veicolo tanto più utile in quanto, essendo il diritto all’istruzione obbligatoria uno dei pochi garantiti anche agli irregolari, offre loro un’occasione per uscire dall’invisibilità e a coloro che li incontrano una prova concreta che l’equivalenza irregolarità-delinquenza non ha ragione di esistere se non nella propaganda.

Salvato quindi lo “spirito” della circolare, c’è da chiedersi in che modo sia possibile darne un’applicazione utile: la fissazione di un limite generico per tutto il territorio nazionale, che presenta enormi differenze tra una zona e l’altra, può infatti creare più difficoltà di quante ne risolva. Ad esempio, se risulta relativamente semplice e utile bilanciare la distribuzione degli alunni tra le scuole di una stessa area metropolitana, sarebbe invece dannoso “trasferire” studenti  tra istituti dislocati in diversi piccoli contesti urbani di campagna o montagna , magari mal collegati.

Fortunatamente la circolare sembra non ignorare tali aspetti, prevedendo che “la messa in opera dei nuovi criteri relativi a una più omogenea distribuzione nell’ambito della popolazione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana, richiede da parte di tutti i responsabili una gestione attenta, coordinata e puntuale, esente tuttavia da ogni rigidità burocratica. È infatti evidente che la concreta gestione del limite del 30% dovrà rapportarsi ai peculiari contesti territoriali e che essa dovrà essere opportunamente calibrata sulla base delle località (città piccole, medie, grandi, metropoli, aree extraurbane) e delle situazioni (dimensioni e caratteristiche del fenomeno migratorio), nonché delle intese e delle alleanze possibili fra le diverse istituzioni pubbliche e private operanti sul territorio”. È quindi previsto che il Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale possa consentire “motivate deroghe al limite fissato del 30% in presenza di: alunni stranieri nati in Italia con adeguata conoscenza della lingua italiana; risorse professionali e strutture di supporto […]; esperienze attivate da singole istituzioni scolastiche che abbiano già ottenuto risultati positivi; ragioni di continuità didattica di classi già composte nell’anno trascorso; e infine, assenza di soluzioni alternative.

Particolarmente opportuno sembra essere poi l’invito rivolto agli Uffici Scolatici Regionali a formulare intese per costruire veri e propri “patti territoriali che coinvolgano tutti i diversi attori istituzionali interessati ad azioni comuni”, al fine di “fornire un’informazione mirata e puntuale ai genitori degli alunni stranieri sull’offerta del servizio scolastico territorialmente presente per favorire una loro scelta consapevole e prevenire al possibile situazioni di sovraffollamento; finalizzare nelle aree a forte processo migratorio – anche con intese raggiunte sia prioritariamente con l’Ente locale, sia con le organizzazioni culturali e sociali non profit attive sul territorio – le risorse disponibili ai servizi complementari (ad esempio quelle per i mediatori culturali)”.

Con tali presupposti, ed applicata con il dovuto grado di flessibilità, una distribuzione più omogenea potrebbe quindi contribuire alla prevenzione di casi limite, stimolare la socializzazione e favorire l’apprendimento.

Va però rilevato come una possibilità di deroga, in questo caso “in negativo”, sia prevista anche per un altro aspetto, quello relativo alla conoscenza linguistica: in particolare, l’ASGI segnala come la previsione in base alla quale gli alunni stranieri possano essere “assegnati ad una classe diversa ed inferiore rispetto a quella corrispondente dall’età anagrafica , su decisione del collegio dei docenti in relazione a criteri che tengano conto anche della verifica delle competenze linguistiche dell’alunno” possa essere utilizzata “quale “scorciatoia” in mancanza di adeguate risorse finanziarie e organizzative volte invece  a potenziare azioni positive aggiuntive all’ordinario curriculum scolastico miranti all’integrazione degli alunni stranieri, con ciò determinando situazioni di discriminazione a danno dei figli di immigrati”.

Rimangono, infine, diverse questioni non secondarie in sospeso: innanzitutto, sul come garantire il controllo della corretta applicazione della circolare da parte degli Uffici scolastici regionali.

Inoltre, manca tra le casistiche in base alle quali garantire le deroghe alla percentuale, un criterio “aperto” che serva come valvola di sfogo per tutte quelle situazioni in cui, per motivi personali, familiari, o di altro tipo, risulti particolarmente difficoltoso assegnare un certo numero di alunni ad altro istituto.

Infine, non si può non rilevare come l’efficienza del sistema scolastico in sé, e tanto più la possibilità di prevedere servizi aggiuntivi finalizzati al sostegno delle situazioni più complesse, sia strettamente collegata alla disponibilità di personale e di risorse finanziarie. Disponibilità che, tanto più a seguito dei nuovi recenti interventi sulla scuola pubblica, semplicemente, sembra non esserci.

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FONTI:

Council of the European Union, Council conclusions on the education of children with a migrant background, 20 October 2009, ref. 14353/09

Comunicato ASGI del 12/01/2010, in http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=749&l=it

Circolare del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dell’8 gennaio 2010, prot. n. 101/R.U.U

Nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Direzione generale per la politica finanziaria e per il bilancio del 14 dicembre 2009, Prot n. 0009537

Scuola, effetto Immigrati; “La Stampa”, 17-01-2010

Nuovi tagli, è rivolta nella scuola; “La Repubblica”, 22-01-2010

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