Panorami dell'immigrazione contemporanea

Reportage Lampedusa: giorno cinque

Quinto giorno sull’isola al centro del Mediterraneo, dove iniziano e finiscono i sogni. Ce ne parlano ancora i volontari di Limen e del Centro Astalli Trento.

Lampedusa, 16 aprile 2011

Oggi il momento della colazione si è dimostrato da subito un’ottima occasione per cominciare a riflettere. Parlando con Paola, proprietaria del B&B dove alloggiamo e esperta di tematiche migratorie, riusciamo finalmente a rispondere ad uno dei quesiti che ci ha accompagnato dall’inizio del viaggio: perché i ragazzi tunisini in un momento così importante e di speranza per il loro Paese decidono di partire per l’Italia?

Anche Paola inizialmente poneva il nostro stesso interrogativo ma, parlando con i ragazzi arrivati sull’isola, ha capito: la rivoluzione in Tunisia è stata fatta per la libertà e per loro, costretti da sempre a rimanere chiusi nei confini tunisini, la prima e vera libertà è quella di poter partire, di mettersi in gioco e avere la possibilità di crescere e costruirsi un futuro dignitoso.

Il primo incontro della giornata è con Valerio Landri responsabile della Caritas diocesana di Agrigento. Abbiamo parlato a lungo, soprattutto del rapporto instauratosi tra i lampedusani e migranti tunisini nel momento di massima emergenza. Valerio ci ha parlato della complicità che si è creata tra isolani e migranti: ci ha raccontato ad esempio che i cittadini offrivano la possibilità di fare la lavatrice a casa loro, mentre i tunisini compravano il detersivo.

Secondo lui gli adulti lampedusani si sono dati parecchio da fare, i giovani, invece, sia  per il fatto che si sono interrotte le attività della parrocchia sia perché i genitori li tenevano a casa per paura, sono sembrati indifferenti agli avvenimenti di quei giorni.

Per la prima volta dopo tanto tempo si sono sentiti parte del sistema di accoglienza, per la prima volta non era tutto affidato alle organizzazioni, erano loro in prima persona a poter fare qualcosa, questo coinvolgimento seppur nella difficoltà e nella drammaticità del momento, li ha arricchiti, aiutandoli a capire meglio e ad interiorizzare le motivazioni che stanno dietro a questi viaggi.

Quando i tunisini se ne sono andati, alcuni di loro si sono sentiti privati del loro ruolo, addirittura con un lutto da rielaborare.

A qualcuno è sembrato quasi un ritorno al passato. Mentre negli ultimi anni l’isola è stata militarizzata e l’assistenza dei migranti è stata delegata alle organizzazioni internazionali, ci ha infatti raccontato Giovanni Fragapane, ex sindaco ed esperto della storia dell’isola di Lampedusa, durante i primi sbarchi avvenuti circa vent’anni fa si era organizzato un sistema di accoglienza informale. Al tempo, dati i numeri ridotti degli arrivi e considerato il fatto che la legislazione sull’immigrazione non era ancora così articolata, l’accoglienza veniva gestita dalla chiesa, dal comune e singoli cittadini. In quegli anni per i migranti era ancora possibile andarsene dall’isola verso la Sicilia.

Durante l’interessante incontro con lui abbiamo scoperto la storia dell’isola che fin dai tempi antichi

è sempre stata un punto di passaggio e di rifornimento per i viandanti, perché questo scoglio era ricco di fauna e flora. La prima vera colonizzazione è stata attorno al 1840 per volontà dei Borboni.

L’incontro con Giovanni Fragapane ci ha aiutati a superare la sensazione di emergenza. Abbiamo tentato di analizzare l’attualità mantenendo una memoria storica, nella consapevolezza che il fenomeno migratorio non è solo di oggi, ma è un evento connaturato nella storia dell’uomo e che dovrebbe essere gestito nella sua naturalità e quotidianità. Memoria intesa come impegno civile attivo per la difesa dei diritti e non solo come esercizio intellettuale.

Dopo questo viaggio nel passato, ci rituffiamo nel presente incontrando alcuni operatori dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM). Ci viene confermata la difficoltà di gestire i flussi misti (composti da migranti economici e da rifugiati): spesso non è chiaro nemmeno agli operatori che lavorano sul campo quali sono le regole e quale dev’essere la loro attuazione.

Il ruolo dell’OIM in questo momento è particolarmente difficoltoso, in quanto sono loro i principali interlocutori dei  tunisini e dovrebbero essere loro a comunicargli il fatto che presto verranno rimpatriati. Anche dopo questa chiacchierata con gli operatori dell’OIM non riusciamo a capire veramente come venga gestita nel concreto la questione dei rimpatri. Sono troppi i quesiti che rimangono ancora aperti: perché chi è arrivato prima del 5 aprile può rimanere e chi è arrivato dopo no? Potendone rimpatriare fino a 60 al giorno che succederà in casi di nuovi afflussi massicci? Come si è potuta garantire una corretta informazione ai migranti nel momento dell’emergenza?

Ci rimane la sensazione che avevamo condiviso già prima della partenza sulla contraddizione che caratterizza il sistema dei rimpatri in Italia, per cui, ad esempio, coloro che nel 2009 venivano respinti vero la Libia (in particolare cittadini dell’Africa sub-sahariana) ora sono gli unici a cui l’Italia riconosce il diritto di venire accolti.

Al termine di questa giornata a Lampedusa, abbiamo ancora molti dubbi e poche certezze.    Sicuramente gli incontri sull’isola ci hanno insegnato che per fare accoglienza e favorire la convivenza bisogna prima di tutto incontrarsi e vivere delle esperienze assieme.

Solo così si sconfigge la paura. L’esperienza di Lampedusa ci insegna che non si può essere “gelosi” della propria identità, questa infatti si forma nel momento dell’incontro con gli altri, non è qualcosa di statico ma in continua evoluzione.

banner ad

Lascia un commento


Warning: Illegal string offset 'solo_subscribe' in /home/pvallone/immigrationflows.net/wp-content/plugins/subscribe-to-comments/subscribe-to-comments.php on line 302

Iscriviti senza commentare