Panorami dell'immigrazione contemporanea

Reportage Lampedusa: giorno quattro

Quarto giorno a Lampedusa per gli operatori e volontari di Limen e Centro Astalli Trento. Sul fatto che la gente continuerà a migrare e sul perchè siamo tutti sullo stesso “barcone” (Europa compresa). Buona lettura!

Lampedusa, Giovedì 14 aprile 2011

di Emanuele Casapiccola e Massimiliano Vaccari

Ancora sbarchi, nella notte arrivano 46 persone dalla Tunisia e nel pomeriggio arrivano oltre 200 persone dalla Libia. I primi vengono portati nel CIE e saranno rimandati a Tunisi. I secondi sono trasportati alle base Loran e saranno portati in altri centri, come Caltanissetta o Trapani, in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Già durante la notte abbiamo appreso della barca proveniente dalla Libia, avvistata dalla Guardia di Finanza al largo della costa. Solo verso le 15:00 i migranti arrivano al porto, i soccorsi sono stati resi difficili e pericolosi dal mare mosso. Trasbordare le persone dai barconi alle navi della Guardia di Finanza è rischioso, ci sono già stati dei rovesciamenti fatali quindi­­ una nave da guerra si è messa davanti per fare scudo dal vento.

Oggi è arrivato il resto del gruppo. Saranno loro da domani a tenere il diario. Passiamo assieme la giornata e  nel pomeriggio parliamo con dei signori anziani sopra al porto. Ci rendiamo conto ancora una volta della profonda umanità di queste persone che pur nelle difficoltà di questi mesi non hanno mai smesso di aiutare e aiutarsi a vicenda. Alcuni di noi iniziano a girare le immagini per il reportage, cogliendo la fine delle operazioni di sbarco e facendo un giro per i posti simbolici dell’isola. Verso sera ci ritroviamo tutti alla sede di Askavusa per una cena sociale. C’è la solita vivace miscela di persone.  Si va da Alex che gira il mondo da anni con il suo kayak per i Diritti Umani, passando per Scandar, Italo-Tunisino nato a Genova, e Ilaria, Romagnola-Londinese appena tornata da campagne sul fotovoltaico in India;  casino spiele ovviamente lo zoccolo duro è formato dai molti e variegati Lampedusani che hanno dato vita all’associazione e animano giornalmente  la sede. La serata che ne esce è qualche cosa di strano e indefinibile, un sacco di emozioni dall’armonia alla tensione. Anche senza il bisogno di scambiare molte parole, la sensazione è quella di una comunicazione profonda.   Le parole pesano, costruiscono legami.

Domani noi due torniamo a Trento, in anticipo rispetto ai nostri amici. Ci sentiamo ormai pronti a tirare delle conclusioni.

Esistono degli squilibri mondiali, creati dalla globalizzazione dell’economia e della cultura occidentale. In Italia ci troviamo nella posizione di usare a nostro favore le reti internazionali dello scambio di merci, di informazioni e di persone. Queste reti, purtroppo, non producono gli stessi vantaggi nei paesi in via di sviluppo casino online e in quelli del terzo mondo. Le migrazioni sono prodotte da questi squilibri e scoppiano specialmente nei periodi di mutamento economico e sociale, come quello che sta vivendo ora la Tunisia. La gente continuerà a migrare, spostarsi è costoso e pericoloso ma comunque facile. Un mescolamento avrà sicuramente  luogo. Senza elaborare leggi e sistemi che permettano la libertà di movimento delle persone, avremo problemi con esplosioni di violenza. Il processo sarà indubbiamente complicato. L’umanità deve ringraziare i Lampedusani che invece di sparare contro i Tunisini hanno aperto le proprie case. Ma la scelta è tra un processo pacifico e uno di guerra. Stiamo già bombardando la Libia, ma siamo ancora in tempo per  fermarci e prendere un”altra strada. Si tratta di accettare il dato di fatto che l’Italia e l’Europa sono dei luoghi di immigrazione e quindi bisogna approntare delle politiche di integrazione invece che sbarrare le frontiere. Il grande problema che abbiamo di fronte è la paura di affrontare il nostro futuro in questo periodo di crisi. La domanda è: come ci organizziamo per gettare la basi di un modello di sviluppo che soddisfi i nostri bisogni, quelli dell’ambiente e quelli dei nostri vicini di casa? Noi non abbiamo la risposta in tasca, però, di sicuro occorre dialogare faccia a faccia e cercare di sviluppare un dialogo genuino come quello che abbiamo vissuto stasera. Parlare con onestà accogliendo tutte le persone che hanno voglia di confrontarsi.

In conclusione una domanda: può stupire il fatto che alcuni ragazzi Tunisini non hanno trovato di meglio che gridare “Italia 1” alle telecamere che li inquadravano appena sbarcati, dopo aver attraversato il Mediterraneo. Durante le distribuzioni di vestiti altri erano disposti a soffrire un quarto d’ora di freddo in più pur di trovare dei vestiti di marca. Che immagine hanno questi del nostro paese? Un’Italia fatta di persone semplici che vivono consapevolmente e lavorano con fatica, o un’Italia fatta di belle donne, shopping e reality show?

banner ad

Lascia un commento


Warning: Illegal string offset 'solo_subscribe' in /home/pvallone/immigrationflows.net/wp-content/plugins/subscribe-to-comments/subscribe-to-comments.php on line 302

Iscriviti senza commentare