Panorami dell'immigrazione contemporanea

Reportage Lampedusa: ultimo giorno

Salutiamo Lampedusa dopo 7 giorni. 7 giorni per capire che si può e si deve fare di più…

Lampedusa, lunedì 18 aprile 2011

Ultimo giorno sull’isola. Domani mattina si parte alla volta di Palermo dove ci tratterremo qualche ora prima di prendere l’aereo per Verona e quindi raggiungere Trento col treno. Il nostro soggiorno è durato pochi giorni, ma abbiamo parlato con tante persone e visto tanti luoghi che sembra sia passato un mese dalla partenza da Trento.

Primo incontro della giornata odierna è quello con il comandante della Guardia Costiera di Lampedusa che ci accoglie nella centrale operativa da dove vengono coordinati tutti gli interventi in mare. La specificità della Guardia Costiera sono le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Secondo il comandante Nicastro, l’emergenza sbarchi a Lampedusa inizia il 10 febbraio. Attualmente, sull’isola sono presenti 7 unità navali, 4 specializzate per la ricerca e soccorso in mare, integrate da un aereo e un elicottero che vanno a costituire il dispositivo aereo-navale per le operazioni in mare. Nelle ultime settimane gli sbarchi provengono soprattutto dalla Libia, mentre cala l’arrivo di imbarcazioni provenienti dalla Tunisia. Queste imbarcazioni di norma lunghe una decina di metri arrivano cariche anche fino a 300 uomini. Se a questo si aggiunge le difficoltà alle quali vanno incontro in mare aperto dove si possono incontrare onde alte fino a 3 metri con vento fino a 30 nodi si può immaginare come mai siano molte le imbarcazioni che si perdono nel Mediterraneo assieme al loro carico di vite umane. Il soccorso in condizioni del genere è estremamente difficoltoso. Nella norma, la Guardia Costiera cerca di non effettuare il trasbordo dei migranti sulle sue unità in mare aperto, online casino a meno che non ci si trovi in situazioni di emergenza. Purtroppo gli interventi di soccorso nei confronti delle persone che cadono in mare, sono aggravati dal fatto che molti migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana non solo non sanno nuotare, ma hanno grandi difficoltà persino a galleggiare. Capita che si riesca a salvare 230 persone come è avvenuto qualche giorno fa, così come può, purtroppo, capitare che avvengano casino online delle tragedie dovute sia alle condizioni, talvolta proibitive, del mare che al pessimo stato delle imbarcazioni. Un paio di settimane fa, infatti, morirono 250 persone in mare. In quella tragica occasione la barca cominciò prima ad imbarcare acqua a causa dello spegnimento del motore, quindi oramai ingovernabile finisce per mettersi di traverso e rovesciarsi in mare. In quei tragici frangenti, la Guardia Costiera riuscì a mettere in salvo una cinquantina di persone, ma ne perse 250 scomparsi in mare. Vedere sparire 250 persone in acqua è un’esperienza indescrivibile anche per persone abituate a svolgere quotidianamente il lavoro di soccorso in mare.

Dopo questo interessante incontro, decidiamo che è arrivato anche per noi il momento di goderci per un po’ le bellezze dell’isola, indossiamo i costumi e a bordo del nostro Dunvaghi andiamo alla spiaggia dei conigli, a detta di tutti la più bella, anche grazie all’azione di Legambiente che da qualche anno l’ha trasformata in area protetta. Avevano decisamente ragione, si dimostra un angolo di paradiso.

Dopo un paio d’ore trascorse al sole, torniamo in centro perché abbiamo un appuntamento con Gianluca e Mary di Medici Senza Frontiere (MSF). Li incontriamo al nostro B&B che ormai è diventata la location prediletta per le interviste. Ci spiegano che Medici Senza Frontiere è un’organizzazione indipendente che opera in modo autonomo dal progetto Praesidium, che comprende invece le altre organizzazioni che abbiamo incontrato fino ad oggi. Il loro ruolo è quello di fornire assistenza medica alle persone che arrivano sull’isola a partire dal momento dello sbarco per tutto il tempo della loro permanenza. Quest’intervista si è rivelata molto interessante per noi, ci ha confermato molte nostre impressioni. Gianluca è stato molto chiaro nel dire che purtroppo la presenza di MSF sul territorio italiano è indice di una condizione problematica e di assenza di servizi, infatti MSF opera solitamente in situazioni estreme, dove le infrastrutture mancano. Ci conferma inoltre il ruolo giocato dai mezzi di comunicazione in questi mesi. Hanno anche in questo caso posto l’attenzione sul sensazionalismo, creando a volte delle false paure (come la voce su rischi di epidemia), senza aiutare le persone a capire veramente le motivazioni e gli sviluppi di questa situazione. L’incontro è stato molto interessante e ci permette di elaborare nuove riflessioni.

Per ora però ci fermiamo. Torniamo a Trento per preparare le iniziative di restituzione sul territorio della nostra esperienza che speriamo poter condividere con molti.

Ciao Lampedusa! Ci rivedremo presto.

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