Panorami dell'immigrazione contemporanea

Il paese delle meraviglie

Spesso ci si dimentica che l”immigrazione non è un fenomeno transitorio. Con gli anni le famiglie straniere si stabilizzano, trovano lavori migliori, cambiano casa, hanno dei figli. Quei bambini poi crescono, diventano adolescenti, giovani donne e uomini, che attraversano le stesse esperienze e difficoltà dei loro coetanei di origine italiana. Ai ragazzi d”origine straniera è dedicato il documentario del regista Simone Amendola, “Alysia nel paese delle meraviglie” un viaggio ad altezza strada nella borgata romana di Cinquina. Le “case rosse ” fanno da sfondo alle storie dei ragazzi del quartiere alle prese con la loro vita. Il documentario di Amendola, nato all”interno di un progetto di educazione di strada, piano piano cresce e piace, al punto di vincere il premio “Ilaria Alpi” 2010. Il cinema documentario, come dice lo stesso Amendola nell”intervista che trovate quì sotto, sopravanza spesso per sensibilità e sguardo tante ricostruzioni accademiche e giornalistiche dell”Italia che si sveglia paese multi-etnico.  Una ninna nanna scritta da Lewis Carroll fa più o meno così: “Se capita che il bimbo starnutisca – lo si rampogni e poi lo si punisca – non ha alcuna ragion di starnutire – e lo fa solo per infastidire”. Per ora la voce delle seconde generazioni è solo un  “fastidoso starnuto”. Chissà che a forza di venir “rampognati” questi ragazzi non inizino ad alzare la voce

ImmigrationFlows: Come nasce l”idea di realizzare “Alysia nel paese delle meraviglie”?

Simone Amendola: “Alisya…” nasce nel rapporto che si è creato dal 2007 con il quartiere Cinquina. Inizialmente sono stato chiamato dalla Cooperativa Parsec che curava un progetto sul territorio cercando di prendere rapporto con i ragazzi che il pomeriggio invadevano il cortile delle case rosse.

Il primo anno, con non poche difficoltà, ho fatto un laboratorio video finalizzato alla realizzazione di un cortometraggio di finzione che ruotasse attorno al loro quotidiano. Nonostante le diffidenze dei protagonisti l”esito è stato al di sopra delle aspettative e l”anno successivo sono stati i ragazzi stessi a richiamarmi per girare il video di un brano rap che casino online avevano composto.
Così si è stratificato un dialogo che ha permesso l”intimità di “Alisya…”

IF: Qual è il passaggio del tuo documentario che da il senso della sfida che attende l”Italia rispetto all”integrazione sociale delle seconde generazioni?

SA: Non saprei se si può stringere ad uno in particolare, forse è tutto il senso del racconto che mette in crisi la politica attuale. Il ghetto sociale, la convivenza di realtà lontanissime e l”intensità delle storie personali pongono le basi per un dibattito importante.

Toccare con mano la percezione del paese delle seconde generazioni inchioda. Quello che impressiona me in primis è la “fame” di questi ragazzi. Una necessità che è molto più forte dei loro coetanei più integrati e agiati.

IF: Un tema fondamentale all”interno di Alysia è la città. Secondo te, in che modo “essere di Cinquina” influisce sulla percezione che i ragazzi hanno di se stessi?

SA: Prima di girare il documentario pensavo che quei ragazzi non avessero una consapevolezza così forte della loro condizione. Qualcosa trapelava dai testi delle canzoni, ma sembrava una rabbia sterile. Invece mentre giravo e alla fine del lavoro ho avuto la netta sensazione che quella fetta di città, così lontana dai centri nevralgici, fosse un”angolazione “privilegiata”. Tristemente privilegiata. I ragazzi sentono le differenze, le carenze … sono in qualche maniera costretti a pensare. Questo a volte può essere paralizzante, ma spesso può essere la molla per sperare in qualcosa di meglio.

IF: Perchè, secondo te, l”immigrazione è un tema poco affrontato dai documentaristi e dai registi italiani?

SA: Secondo me vanno separati i piani. Ormai non si parla più di un argomento unico, da una parte c”è la convivenza con chi nasce qui e dall”altra l”arrivo di nuovi migranti e le nuove emergenze.
Chi è nato e vive qui è uno di noi e fa parte delle nostre storie quindi escluderlo dalle narrazioni è una vera e propria negazione della realtà, che è un po” quello che fa la televisione. Se si raccontassero storie reali il paese sarebbe molto più aperto di quello che è.

Nei documentari queste storie ci sono e anche massicciamente, il problema è ancora per il cinema di finzione che ruota attorno alle leggi del mercato e quindi dei due colossi televisivi. In quell”ambito è più difficile trovare soldi con storie poco rassicuranti. Capita spesso che gli stranieri nei film siano la parodia di se stessi.

TRAILER

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Un Commento a “ Il paese delle meraviglie ”

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